Spettacolo Italia

Man-Ga torna gratis sul DTT: la data di inizio trasmissioni

Dopo anni di assenza, Man-Ga torna in televisione: lo storico canale dedicato agli anime sarà visibile gratuitamente.

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La passione italiana per gli anime ha un appuntamento che molti fan attendevano da tempo. Dal 2 marzo 2026, il celebre canale Man-Ga torna ufficialmente sulle nostre TV, approdando sul digitale terrestre al numero 236 in modalità HbbTV, dopo la storica esperienza su Sky e anni di assenza dal broadcast lineare.

Questo ritorno è visto dai fan italiani di anime non solo come un rilancio di marca, ma un vero e proprio segnale di vitalità per tale business nel nostro Paese: una fascia di audience crescente e sempre più esigente, che da tempo chiedeva un canale dedicato fruibile senza piattaforme a pagamento.

Il ritorno di Man-Ga e il nuovo progetto HbbTV

Il canale Man-Ga è stato per anni un punto di riferimento per gli appassionati di animazione giapponese in Italia. Nato il 1° luglio 2010 sulla piattaforma Sky Italia, ha trasmesso serie divenute cult – dai classici ai titoli in prima TV – fino alla chiusura del segnale televisivo nel luglio 2020.

Ora la proprietaria Yamato Video – storica casa distributrice di anime nel nostro paese – ha deciso di riportare in vita il marchio attraverso una formula moderna e accessibile a tutti. Man-Ga sarà disponibile gratuitamente per chi possiede una smart TV compatibile con la tecnologia HbbTV (Hybrid Broadcast Broadband TV), che combina il segnale digitale terrestre tradizionale con contenuti online.

La scelta di HbbTV è significativa: non solo mantiene la gratuità del canale, ma offre anche potenziali funzionalità interattive e contenuti extra per gli spettatori connessi a internet. Tuttavia, va ricordato che questa modalità richiede appunto una smart TV abilitata alla tecnologia, un elemento che non tutte le TV possedute dagli utenti potrebbero avere e questo è già un handicap notevole.

Cosa aspettarsi dal palinsesto

Al momento l’editore non ha svelato ufficialmente i titoli che comporranno il palinsesto del canale dal 2 marzo, ma il progetto punta chiaramente a un mix di anime classici e produzioni note, capaci di parlare sia ai nostalgici della prima ora sia alle nuove generazioni di fan.

Sul web sono già circolati trailer promozionali e anticipazioni social in cui compaiono riferimenti ad alcuni titoli celebri che in passato hanno fatto parte della programmazione Man-Ga, ma rimane da confermare ufficialmente la line-up completa.La data scelta e il numero di canale 236 non sono casuali: secondo Yamato Video, il 2/3/6 richiama simbolicamente il giorno, il mese e l’anno del rilancio, sottolineando la volontà di marcare un nuovo inizio.

Perché questo ritorno è importante (ma non decisivo)

Il ritorno di Man-Ga sul digitale terrestre ha senza dubbio un valore simbolico, ma va letto con lucidità, senza cedere a facili entusiasmi. Arriva in un’epoca in cui il mondo degli anime non è più una nicchia, né un territorio da scoprire con fatica: al contrario, è diventato un settore iper-disponibile, inflazionato e spinto da una logica di consumo continuo. Oggi l’offerta è ovunque: piattaforme streaming, canali tematici, social, fiere, merchandising, ristampe e nuovi titoli a ritmo industriale.

Se un tempo l’anime era attesa, desiderio, ricerca, oggi è tutto e subito. Un click, una piattaforma, un catalogo sterminato. E proprio questa abbondanza, invece di rafforzare la passione, spesso la consuma. Il ritorno di Man-Ga rischia quindi di inserirsi in un panorama già saturo, dove l’idea stessa di “canale evento” perde forza, soffocata dalla concorrenza digitale e da un pubblico sempre più frammentato e distratto.

La scelta dell’HbbTV, pur moderna, è emblematica di questa fase: un ibrido che tenta di tenere insieme televisione tradizionale e mondo online, ma che potrebbe rivelarsi un compromesso fragile, incapace di ricreare quell’esperienza collettiva e rituale come potevano essere il lunch time di Italia 1 e l’Anime Night di MTV una ventina di anni fa. Inoltre, non è detto che la semplice nostalgia basti a colmare il vuoto lasciato da un ecosistema che, nel frattempo, ha cambiato pelle.

Più che l’inizio di una nuova età dell’oro, il ritorno di Man-Ga appare dunque come un segnale di resistenza, un tentativo onesto di ritagliarsi uno spazio in un mercato che ha già dato troppo, troppo in fretta. Resta da capire se il pubblico, ormai abituato all’eccesso, sia ancora disposto a fermarsi, scegliere e seguire davvero.

Parlando senza retorica, questo ritorno può anche far piacere, ma difficilmente autorizza a farsi illusioni. Chi ha vissuto il mondo degli anime quando era ancora raro sa bene cosa significava: bastavano due o tre titoli per riempire l’immaginazione per mesi, per creare attesa, affezione, memoria. Oggi no. Oggi domina l’overdose. L’offerta è smisurata, il business pervasivo, la narrazione attorno agli anime spesso più enfatica che autentica, lontana da quella semplicità che un tempo rendeva tutto più vero, almeno qui in Italia.

Nei primi anni Duemila, canali come Europa 7 mandavano in onda pochi anime — Sampei, Ranma ½, City Hunter — spesso replicati fino allo sfinimento. Eppure quel poco bastava. Era tutto il mondo disponibile, accanto a Dragon Ball Z e Pokémon su Italia 1 e Digimon e Guru Guru su Rai2. Quelle repliche costanti non annoiavano: al contrario, costruivano familiarità, culto, appartenenza. C’era l’attesa del pomeriggio, il rientro da scuola, i compiti fatti in fretta per non perdere la puntata. Non servivano cataloghi infiniti: serviva un appuntamento, un rito.

Il meccanismo del “tutto e subito” inizialmente entusiasma, ma alla lunga stanca e consuma. Quando l’accesso è illimitato, il desiderio perde forza e la passione si affievolisce. Man-Ga torna in televisione e rivedere quel nome ha un indubbio valore simbolico, ma l’idea di una vera “casa degli anime”, come poteva essere Italian Teen Television o lo storico canale francese Mangas non è così concreta. Non per responsabilità di Man-ga, sia chiaro, ma perché il contesto culturale e mediale è profondamente cambiato.

Se il progetto riuscirà almeno a rallentare il ritmo, a proporre scelte invece di accumuli, a restituire uno spazio di silenzio e misura in mezzo al rumore costante dell’offerta contemporanea, avrà già centrato un obiettivo importante. Se invece finirà per essere soltanto un’ulteriore voce in un coro già assordante, resterà un ritorno suggestivo, destinato a confermare che certi sogni appartengono al loro tempo e non sempre possono essere riportati indietro.

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