Attualità Capitanata

Lipu attacca Confindustria e società energetiche su rinnovabili: “Non vi accontentate mai”

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Da Confindustria e società energetiche, narrazioni false pur di condizionare la prossima legge regionale su aree per le rinnovabili.

LIPU: non vi accontentate mai, basta scempi e pretese indecenti.

La Puglia è tra i peggiori esempi di insediamenti di impianti energetici rinnovabili:  centinaia di grattacieli eolici (1800 solo in Capitanata), un pullulare di laghi grigi di silicio, casermoni di cemento per centrali a biomasse, reticoli di nuove piste, enormi stazioni elettriche, elettrodotti  e ora distese di container per accumuli elettrochimici hanno ridotto enormi aree pugliesi, in particolare la Capitanata, a un colabrodo.

“Hanno spaccato l’omogeneità territoriale, frammentato gli habitat agricoli e pastorali, irrompendo perfino nelle aree cruciali per la biodiversità, sfrattata o affettata – denuncia Enzo Cripezzi della Lipu –.  I contesti paesaggistici più iconici sono stati umiliati, assediando masseriemonumenti storici e aree archeologiche. Hanno saturato interi comprensori rurali per decine di migliaia di ettari, in spregio alle più elementari  basi di pianificazione territoriale (ed energetica) vanificando  gli strumenti urbanistici e condannando le programmazioni settoriali a una perenne precarietà”.

Insomma, il settore delle rinnovabili ha già determinato la confisca di esponenziali valori collettivi in favore di enormi interessi privatistici, approfittando dello strozzinaggio in cui versa il comparto agricolo e grazie a norme emanate in ossequio ai desiderata di lor signori, fino a strumenti aggressivi come l’esproprio. E con un pesante squilibrio territoriale e sociale proprio a carico della Capitanata, ridotta a una colonia a sovranità limitata dalle società energetiche.  Degli  8.271 MW complessivi  già realizzati a scala regionale, ben  4.158 MW (il 50%!) sono in provincia di Foggia (Terna, febb. 2026).

Si rimane basiti, quindi, al disco rotto di Confindustria Foggia e delle sue fameliche società energetiche che vaneggiano di timori di “restrizioni” per la prossima legge regionale sulle aree idonee alle rinnovabili. Posizioni che fanno il paio con quelle, altrettanto deplorevoli,  di altre bellicose associazioni di categoria come ANEV (che si veste perfino dei panni di associazione ambientalista!), Elettricità Futura, ecc , anch’esse tra gli stakeholders  auditi in regione il 18 marzo scorso. Tutti ad accerchiare la Regione per invocare ancora mani libere.

“E’ FALSO,come paventato da Confindustria  e società energetiche – continua  Cripezzi – che la futura legge regionale possa avere carattere restrittivo al punto da mettere a rischio il programmato target regionale 2030 (7.387 MW di capacità aggiuntiva rispetto al 2020). Vi è una ipoteca mostruosa di capacità già autorizzata (piattaforma monitoraggio PNIEC) che supera  di migliaia di MW tale obiettivo già oggi, con 5 anni di anticipo! Per di più le “aree idonee” imposte ope legis dal Governo e le norme transitorie di salvaguardia della marea di procedimenti in corso favoriranno la dinamica di proliferazione ”.

E se – magari ! – alcuni impianti autorizzati, miracolosamente non venissero realizzati sarebbe solo un bene: la collettività beneficerebbe di briciole di territorio scampato all’enorme scempio in corso. In ogni caso una moltitudine di tali impianti poteva e potrebbe essere  realizzata senza degrado di suolo sulle superfici già compromesse e urbanizzatecome dimostrato da ISPRA con i suoi studi scientifici : tra 79.000 e 104.000 MW rispetto agli 80.000 MW al 2030 previsti a livello nazionale, senza contare la potenza installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate. Declinato in Puglia, le aree urbanizzate consentirebbero di insediare oltre 7.000 MW (rispetto ai 7.387 MW aggiuntivi programmati).

Quasi 3 decenni di sussidi statali, agevolazioni, deregolamentazioni, garanzie alla produzione (buttando i picchi ingestibili di energia), sovvenzioni alle centrali tradizionali o agli accumuli (per cercare di tamponare i vuoti di produzione), interventi milionari sulla rete…  tutto a carico di cittadini e imprese. E le rinnovabili non ancora camminano sulle loro gambine?

Altro che target climatici, altro che “investimenti a rischio” dei benefattori  delle rinnovabili: che queste società energetiche abbiano a cuore l’ambiente non ci crede nessuno. E’ evidente la mobilitazione per continuare a garantirsi enormi rendite finanziarie. “Una volta simili pretese erano mimetizzate dal pudore – concludono alla LIPU – ora manco quello. In nome del buon senso Giunta e Consiglio regionale pongano fine a troppi anni di compiacenza  e adottino norme dignitose, anche accogliendo le richieste di emendamenti contenitivi avanzati dalla LIPU e altri portatori di interessi collettivi”.

Foggia, 31.03.2026                                                                                                        LIPU odv – coord della Puglia