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Ivano Chiesa a Gurulandia: “La libertà di parola non si censura”

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Nell’intervista pubblicata su YouTube da Gurulandia, l’avvocato Ivano Chiesa offre una lettura senza sconti della giustizia italiana, intrecciando diritto, esperienza personale e una critica frontale al sistema giudiziario. Al centro del suo intervento c’è la difesa della libertà di parola, tema riacceso dal blocco del programma Falsissimo, che Chiesa definisce un precedente pericoloso.

«Il diritto di cronaca e di critica ce l’abbiamo tutti, perché è una conseguenza della libertà di parola e di pensiero sancita dalla Costituzione», afferma l’avvocato, sottolineando come la censura preventiva rappresenti, a suo avviso, una deriva autoritaria. «Tutte le dittature controllano i mezzi di comunicazione e poi la magistratura», aggiunge.

Ampio spazio viene dedicato al rapporto con Fabrizio Corona, descritto come un legame nato dallo scontro e consolidato nel tempo. Chiesa racconta senza filtri il loro primo confronto in carcere nel 2013: «Gli dissi chiaramente che io ero l’avvocato e che le regole le decidevo io». Da quel momento, spiega, i ruoli sono rimasti netti: strategia legale da una parte, esposizione mediatica dall’altra.

Non mancano i retroscena giudiziari, come la fuga in Portogallo, che Chiesa rivendica come una mossa tecnicamente efficace: «La latitanza non è un reato. Dopo l’estradizione, molti processi sono diventati improcedibili». Surreale anche l’episodio della telefonata ricevuta da Corona durante un interrogatorio: «A un certo punto gli chiesero se lo stesse chiamando la Casa Bianca».

La critica più dura è riservata alle misure di prevenzione, definite «un abominio basato sul sospetto», e alla mancata separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: «Io gioco sempre nove contro undici».

Chiesa conclude ribadendo la propria identità combattiva e il suo rifiuto di ogni compromesso. Un intervento che divide, ma che conferma l’avvocato come una delle voci più controverse e riconoscibili del dibattito pubblico italiano

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