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Incendio doloso al calzaturificio di Bagnacavallo: tre arresti, uno è di Manfredonia

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Incendio doloso al calzaturificio di Bagnacavallo: tre arresti, uno è di Manfredonia

Questa mattina i carabinieri del Norm di Lugo, nel Ravennate, in collaborazione con i colleghi della Stazione di Vibonati, nel Salernitano, hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip Federica Lipovscek del Tribunale di Ravenna a carico di altrettante persone, due uomini e una donna, ritenute responsabili dell’incendio del calzaturificio ‘Emanuelà di Bagnacavallo, sempre nel Ravennate, appiccato nella notte tra 7 e 8 dicembre scorso. Si tratta di una 41enne di origine marocchina residente a Fusignano in provincia di Ravenna e ora ai domiciliari in gravidanza; di un 54enne nato a San Marzano sul Sarno in provincia di Salerno e residente a Napoli, in carcere) e di un 42enne nato a Manfredonia, nel Foggiano e residente a Cartoceto, nel Pesarese.

Lo scrive la Gazzetta del Mezzogiorno

Le fiamme hanno causato la distruzione totale dei materiali e ingenti danni strutturali all’edificio. Il danno patrimoniale complessivo è stato stimato in circa 500.000 euro, comportando anche l’interruzione dell’attività produttiva dell’azienda. I successivi rilievi tecnici e sopralluoghi dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco hanno permesso di riscontrare la presenza di un liquido accelerante, confermando inequivocabilmente la natura dolosa del rogo.

Le indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di tre soggetti, nello specifico una donna e due uomini. Il movente sarebbe da ricondurre a un forte risentimento e a intenti di vendetta nutriti dalla donna nei confronti della titolare dell’azienda colpita. Tali attriti sarebbero scaturiti da pregresse controversie civili legate a vicende ereditarie e a una procedura di sfratto in corso.

I tre indagati hanno avuto dei ruoli ben delineati:

  • La donna è ritenuta la promotrice e l’ideatrice del piano criminoso, organizzato con finalità intimidatorie.
  • Il suo compagno si sarebbe reso complice attivo, fornendo supporto logistico e occupandosi di individuare e assoldare il terzo complice, accompagnandolo a bordo della propria autovettura nei pressi del calzaturificio la notte del delitto.
  • Il terzo soggetto avrebbe agito in veste di esecutore materiale, appiccando il fuoco all’interno del capannone dietro la promessa e l’effettiva dazione di somme di denaro da parte della coppia.

Al termine delle formalità di rito i due uomini sono stati accompagnati in carcere mentre la donna è stata sottoposta agli arresti domiciliari.