Attualità Capitanata

In provincia di Foggia metà della popolazione vive in Comuni sciolti per mafia

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In Italia siamo la provincia con più comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, cinque allo stato attuale. Su una popolazione complessiva di 622.133 abitanti, il 46% pari a 286.190 abitanti vive in comuni commissariati per mafia.

A questi bisogna aggiungere altri comuni nei quali la presenza della criminalità organizzata è molto presente quali S. Severo, San Marco in Lamis, Apricena, Torremagiore, ……… Siamo diventati terra di mafia con un marchio infame.

Le domande che tutti dobbiamo farci sono: 1) come è possibile che siamo arrivati a tanto? 2) Di chi è la colpa? La risposta alla prima domanda è che abbiamo perso il senso di Comunità, ci siamo disinteressati della vita pubblica, siamo diventati cittadinanza passiva. Siamo diventati incapaci di agire per il bene comune, ci siamo chiusi nel nostro egoismo pensando che il vivere insieme è un concetto superato. Di conseguenza la colpa è di tutti nessuno escluso.

Il nostro Vescovo Don Franco Moscone in molti dei suoi interventi pastorali ci ha sollecitato a “ri-alzarci” e a “convertirci” per prendere coscienza dello stato in cui siamo precipitati. Ancora una volta, nonostante l’autorevolezza del messaggio, tutti abbiamo fatto finta che i Suoi sproni non fossero rivolti a ciascuno di noi.

Le Comunità disfunzionali creano criminalità, l’apatia collettiva ci ha portato ad essere la terra più contaminata di mafia dell’intero Paese.

Nessuno può lamentarsi, la responsabilità di questo decadimento progressivo e generale è di noi tutti, poiché abbiamo assistito passivamente ad un imbarbarimento crescente dell’etica pubblica e del vivere civile senza reagire e, a pagarne il prezzo più alto sono stati i giovani, le donne e i più vulnerabili poiché è stata la mancanza di lavoro l’effetto più devastante causato da un mancato e adeguato sviluppo economico.

Da economista rilevo che queste mancanze consentono alla delinquenza organizzata di invadere l’economia e le istituzioni pubbliche. Le statistiche di “Transparency International” mostrano una evidente correlazione inversa tra alta criminalità e livello di sviluppo economico. Uno studio recente ha stimato che l’insediamento della criminalità organizzata in Puglia nei primi anni settanta ha generato nell’arco di un trentennio una perdita di PIL di circa 16 punti percentuali rispetto ad uno scenario senza.

L’economia condizionata dalla criminalità funziona male, produce meno e cresce poco. In altre parole c’è una perdita di valore aggiunto che coinvolge tutti poiché: a) danneggia il meccanismo della concorrenza che è fondamentale per un’economia di mercato: b) fa emergere non le imprese più efficienti, ma quelle che corrompono di più; c) distorce la spesa pubblica poiché vanno avanti non i progetti che creano lavoro e benessere ma quelli che convogliano tangenti.

Numerosi modelli econometrici italiani e internazionali hanno stimato che nei territori ad alta presenza di criminalità, come quello di Capitanata, riduce la produzione di ricchezza di oltre il 33%. In altre parole, se la provincia di Foggia non fosse devastata dalla criminalità il pil pro-capite passerebbe dagli attuali Euro 13,7 ml a circa Euro 18 ml, aumentando il reddito disponibile delle famiglie con un beneficio importante sulla domanda aggregata (consumi e investimenti).

Un ulteriore e importante effetto è che la presenza di criminalità organizzata rende le istituzioni più deboli, l’istruzione più bassa, un capitale sociale di scarsa qualità.

In altri termini si creano le condizioni per un impoverimento generale poiché si svuotano le comunità del migliore capitale umano, costringendo i giovani più promettenti e qualificati e le competenze migliori ad emigrare in altri territori.

Dobbiamo prendere piena consapevolezza che senza una bonifica radicale della criminalità ogni speranza di sviluppo economico e sociale diventa un’illusione perpetua. Se saremo sempre più a ribellarci nella nostra terra cominceremo a vedere i segni di una buona politica, quella che si declina in politiche sociali e in giustizia sociale. Le sole che alla mafia tolgono l’aria.

Per dirla con le parole di Papa Francesco “la corruzione e la criminalità impediscono di guardare il futuro con speranza, perché con le sue prepotenze e avidità distruggono i progetti più deboli e schiacciano i poveri. Per debellarle dalla vita personale e sociale sono necessarie prudenza, vigilanza, lealtà, trasparenza, unite al coraggio della denuncia. Se non la si combatte apertamente presto o tardi rene complici e distrugge l’esistenza”.

Nicola di Bari

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