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Il problema di Giorgia Meloni si chiama Salvini: “Deve restare fuori, è troppo vicino a Putin”

Il problema di Giorgia Meloni, a poche ore dalla vittoria di domenica 25 settembre, si chiama Matteo Salvini. Il leader della Lega, che ha perso molto consenso in questa tornata elettorale, è il principale nodo critico della formazione del prossimo governo. Se ieri erano trapelate alcune indiscrezioni sull’indisponibilità di Meloni a garantire posti ministeriali importanti a Salvini, oggi i giornali danno informazioni più precise sul no di Meloni. 

Il leader della lega ieri ha ricevuto l’ok del Consiglio Federale per un suo ingresso nel prossimo esecutivo di centro-destra, ma per Fratelli d’Italia il problema resta. La presenza di Salvini – per i fratelli d’Italia – risulterebbe troppo ingombrante. Dopo aver fatto trapelare che Salvini non è la persona adatta a ricoprire il ministero dell’Interno per il suo processo ancora aperto, in queste ore spunta un nuovo problema: la sua vicinanza con Vladimir Putin. “Deve restare fuori”, avrebbe detto Meloni. Meloni, in queste ore, ha ricevuto anche i complimenti di Zelensky. A lui ha detto: “puoi contare su di noi”. 

Il quotidiano la Stampa, oggi, parla proprio di questi maldipancia di FDI sul nome di Salvini. “Come ci si può presentare a Washington con un ministro di peso che voleva farsi comprare i voli per Mosca dall’ambasciata russa”, è il problema principale che si sente ripetere fra i fedelissimi meloniani. 

Meloni, ieri, incontrando Antonio Tajani ha cercato di sondare se sia possibile fare sponda con Forza Italia per limitare la presenza nel nuovo governo di Salvini e dei due fedelissimi. Bisogna, secondo Meloni, disinnescare Salvini, metterlo in un angolo sicuro affinché non rappresenti il primo problema per la tenuta del governo. L’idea, però, ti tagliarlo fuori dal governo è inammissibile secondo Salvini. L’idea uscita dal vertice con il coordinatore di FI, che non convince però del tutto i meloniani, potrebbe essere quella di dare a Salvini un posto di grande prestigio politico, però poco decisivo per le sorti del Paese. 

Si pensa, infatti, a un vice-premier (come nel primo Governo Conte) con deleghe leggere e poco significative per Salvini. La battaglia, nel centro-destra, è appena cominciata. 

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