
Il lupo mannaro a Manfredonia: “Ù bbummenére”
Secondo la tradizione di Manfredonia, “Ù bbummenére” o “Ù bbumbenére” è una Persona affetta da licantropia è termine corrispondente all’immagine del lupo mannaro era un uomo “sventurato”, nato la notte di Natale. Questa coincidenza temporale, considerata un affronto alla nascita del Redentore, condannava l’uomo a una terribile metamorfosi notturna.
Durante il plenilunio, l’uomo veniva colto da un malessere fisico che lo trasformava in una creatura feroce. In preda al delirio, vagava per le strade ululando e aggredendo chiunque incontrasse.
La credenza voleva che la licantropia colpisse esclusivamente i maschi.
Si pensava che il mostro non potesse salire più di tre gradini; per salvarsi, bastava rifugiarsi in cima a una rampa di scale. Inoltre, lo si poteva distrarre gettando a terra un indumento, su cui la fiera sfogava la sua rabbia.
Per far cessare l’attacco, era necessario pungere il licantropo con un oggetto appuntito (facendo uscire una goccia di sangue). Al momento della morte, l’agonia era lunghissima a meno che un parente non gli stringesse la mano, ereditando però la terribile maledizione.
Poi c’è la versione da racconti popolari dove l’amante, per poter raggiungere la casa della donna amata indisturbato, sperava che la paura del “lupo mannaro” tenesse tutti gli altri chiusi in casa. In pratica, la leggenda del mostro serviva da copertura perfetta per gli incontri clandestini.
In realtà, quei ‘lupi mannari’ erano solo persone affette da una grave forma d’asma; uscivano di notte per respirare meglio e il loro presunto ululato non era che un respiro faticoso e sibilante.
Foto “d’Abbàsc’ ù Culicchij” con “Ù bbummenére” creata con AI
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