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Il consigliere regionale Mazzarano: “Il Pd esibisce i giovani, ma non li comprende”. E Paolo Campo condivide il pensiero su Facebook

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In questi giorni le cronache politiche ed elettorali sono interessate da giovani candidati del Pd che “imbarazzano il Pd”.

Raffaele La Regina, giovane segretario del

Pd lucano e la veneta Rachele Scarpa hanno espresso posizioni anti-israeliane suscitando grandi polemiche, a seguito delle quali il primo ha persino rinunciato alla candidatura da capolista nella sua regione.

Sia chiaro, non mi interessa in questa sede discutere degli effetti politici di queste polemiche.

Anzi la candidatura in posizione di primo piano di Enzo Amendola è sacrosanta e doveva essere scontata per colui che è stato il Ministro degli Affari Europei che, con il Premier Giuseppe Conte, ha portato a casa 200 miliardi del Recovery Found.

In ogni caso questi giovani avrebbero commesso il “crimine” di assumere posizioni di aperta solidarietà verso il popolo palestinese e ritenute pertanto “antisemitiche”.

Che Israele sia un grande Paese, la cui esistenza è uno dei capisaldi della civiltà del mondo contemporaneo, è noto. Ma che nel faticoso processo di pace, in questi ultimi decenni, i governi nazionalisti israeliani abbiano procurato solo occupazione militare, annessione di territori, con tanto di violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, è altrettanto noto.

Basta essere stati mezza volta in Israele e nei territori occupati, e questi giovani ci saranno sicuramente andati, per comprendere questa triste realtà, formarsi una coscienza radicale e rappresentare, con i toni e la rabbia naturali nei ragazzi di 25-30 anni, il desiderio di giustizia per un popolo oppresso.

Questi giovani, che hanno visione globale, chiedono Pace, lotta contro i mutamenti climatici, giustizia sociale e hanno una spiccata sensibilità per i deboli, gli oppressi, gli emarginati. Sono radicali nell’approccio e concreti nella ricerca di soluzioni.

Se a 25-30 anni i giovani di sinistra non fossero così, come dovrebbero essere?

O si vorrebbe giovani in giacca e cravatta, cresciuti come “polli di batteria”, avulsi dal conflitto, che si esprimono con il “politically correct”, e che magari intendono la politica come ascensore sociale per farsi una posizione?

Se così fosse, saremmo di fronte ad una mutazione genetica del Pd, la stessa avviata, ma per fortuna fallita, dalla stagione renziana.

E se così non fosse, non basta fare conferenze stampa con questi ragazzi esibendoli come trofei.

Un Partito Democratico e Progressista dovrebbe avere la forza e l’autonomia culturale per dire alla destra, fuori dalle semplificazioni, cosa pensa del conflitto in Medioriente, e quale è la sua visione del mondo e delle sue relazioni nel Mediterraneo per evitare che le tante autocrazie in cerca di riscatto si sentano rappresentate dalle mire espansionistiche della Russia di Putin.

Se il Pd non è in grado di dare un segnale di speranza alle giovani generazioni per un mondo migliore, ha già perso la battaglia più importante.

Michele Mazzarano, consigliere regionale pugliese del PD

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Comunicato Stampa

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