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Il casting della vergogna per ragazze anoressiche

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In un video su Instagram si dice: “Per nota trasmissione televisiva stiamo cercando ragazze da i 20 e i 25 anni che soffrono di disturbi alimentari, se avete queste caratteristiche, scrivetemi subito”. Finisce il video e compare la mail a cui scrivere. Una ragazza è interessata, ma prima di candidarsi si confronta con un gruppo di aiuto. Viene messa in guardia, perché è pericoloso spettacolarizzare una malattia psichiatrica. Così, fingendosi interessata, chiede altre informazioni. “Si tratta di Forum, per interpretare causa contendente potrebbe interessare un provino?”. 

In Italia di questo problema soffrono ben 4 milioni di persone, 4000 mila – invece – muoio ogni anno. Dopo la denuncia di questo video, sui social si sono mossi in tanti per denunciare questa iniziativa poco nobile. La televisione, nonostante la spettacolarità di quello che racconta, forse dovrebbe avere maggiore sensibilità su questi temi: è questo il coro unanime di chi commenta sui social questa vicenda. Ancora da chiarire, perché fra le varie versioni non si è capito bene se si cercassero persone per un’intervista sui disturbi o sulla malattia, oppure una persona che dovesse interpretare una persona malata.

Questa mattina, sul quotidiano La Stampa, la scrittrice Costanza Rizzacasa D’Orsogna, autrice di “Non superare le dosi consigliate”, un libro pubblicato da Guanda sui disturbi alimentari, ha scritto: “I disturbi alimentari non interessano a nessuno se non per spettacolarizzarli”, scrive D’Orsogna. “Mi scuseranno i lettori se appaio disfattista, ma dopo tre disturbi alimentari in quarant’anni, un libro e due rubriche di informazione e ascolto, sono stanca. Siamo stanchi. Perché capiamo che non ve ne frega nulla”.

“Lì vedo già i provini per quella trasmissione: questa non è abbastanza pelle e ossa, non ne hai un’altra? Dai, dai. Ignorando che, poiché l’anoressia è competizione con se stesse, essere scartata perché non sei sufficientemente al limite, per una ragazza anoressica, sarebbe devastante”, l’accusa preoccupata della scrittrice.

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