Giulia Fresca: “Zona industriale di Manfredonia, opere (poche) e omissioni (parecchie)”

La verità è che veniamo presi in giro ininterrottamente da venticinque anni
Il contratto d’area è stata l’ennesima grande occasione persa per la città di Manfredonia che ha
ricevuto tantissimi miliardi di vecchie lire gestiti malissimo, considerando che ad oggi abbiamo una
zona industriale con tante cattedrali nel deserto, in un’area gravata da vincoli paesaggistici che ci
sono costati un’infrazione comunitaria.
Una delle azioni assurde compiute è stata quella che, per evitare la procedura di infrazione
europea, si è vincolata un’ulteriore area vicino l’Oasi Lago Salso e il Litorale Sud.
Tale scriteriata operazione ha compromesso la realizzazione di una serie di progetti, anche privati,
senza aver comunque permesso lo svincolo dell’area industriale. Roba da dilettanti allo sbaraglio.
Detti vincoli ancora oggi stanno creando grossi problemi alle poche aziende presenti come, ad
esempio, l’ASE che non può far partire un impianto di separazione dei “rifiuti secchi riciclabili e non
inquinanti” – costato circa un milione di euro dei contribuenti – pronto all’uso, che ci permetterebbe
di abbattere i costi del servizio e, di conseguenza, farebbe diminuire la TARI ai cittadini di
Manfredonia.
Vero che in quella zona vi sono state alcune “Aziende” che hanno sfruttato, furbescamente, gli
incentivi, i finanziamenti e i vantaggi fiscali per poi andare via.
Ma, con la prossima squadra di governo, mi impegnerò per dare una speranza soprattutto ai
coraggiosi imprenditori locali, che resistono tenendo in vita attività in una zona dove ancora oggi
mancano le infrastrutture minime necessarie come l’acqua e la fogna, un depuratore, un impianto
di recupero delle acque piovane, strade incomplete, rifiuti abbandonati e mai rimossi, rete
telefonica e internet, illuminazione pubblica che per assenza di controlli è stata vandalizzata e
tanto altro ancora.
Queste carenze e deficienze, oltre a compromettere l’operatività di chi continua a lottare per
sopravvivere, costituiscono un grande ostacolo per nuovi investitori.
Ve n’è un buon numero che vorrebbe sfruttare la felice posizione della zona industriale ex D46 –
pianeggiante, collegata allo snodo autostradale di Foggia tramite la SS89 a quattro corsie, servita
dal collegamento ferroviario, vicina al Porto Alti Fondali e all’aeroporto Gino Lisa, per il quale
bisognerà attuare una concreta azione di sostegno affinché diventi presto operativo. Alcune di
esse sono aziende di produzione e trasformazione agroalimentare che potrebbero favorire le tante
aziende agricole locali.
Inoltre, va considerata la zona a valle della SS89 (ex D49), dove qualcuno aveva previsto e
favorito l’insediamento industriale del deposito Energas, fortemente contrastato dai cittadini di
Manfredonia, che ad oggi non è stato ancora scongiurato.
Tale area, come detto, è anch’essa piena di vincoli, non solo paesaggistici, ma dal momento che
ad oggi non è stata interessata da insediamenti industriali, è urgente – e una mia eventuale
amministrazione lo farà, così come sostenuto da diversi rappresentanti dei gruppi politici che mi
sostengono – trasformarla in zona agricola, eliminando definitivamente la possibilità che Energas
(o installazioni pericolosamente similari) possa insediarsi.
Giova ricordare che il Comune di Manfredonia, in questa vicenda, può solo intervenire da un punto
di vista urbanistico. Sarebbe interessante sapere come la pensano gli altri candidati. Capire se c’è
qualcuno al quale interessi continuare a tenere in piedi questa situazione, dal momento che non
abbiamo avvertito una chiara presa di posizione come la nostra.
In estrema sintesi, e per agevolare la comprensione, la nostra proposta è:
- Ritrasformare in zona agricola l’area a valle della SS 89 (exD/49) non ancora interessata
da insediamenti industriali, - Completare le infrastrutture necessarie nell’area già interessata da insediamenti industriali
a monte della SS 89 (ex D/46), - avviare una concreta interlocuzione con le istituzioni Europee per eliminare vincoli che non
hanno più senso nella zona considerata, che andrebbe implementata con una destinazione
d’uso commerciale, rendendola, di fatto, più attrattiva per gli investitori che, in passato,
hanno subìto l’ostracismo amministrativo che ne ha compromesso lo sviluppo (è utile
ricordare che vi sono Società che muovono gruppi di aziende che, in caso di insediamento,
rappresenterebbero un polo attraente per altre attività, che non rimarrebbero obsolete).
Questa è una parte delle considerazioni che siamo soliti illustrare ai cittadini in merito alla zona
industriale e che continueremo a spiegare fino al 7 novembre, giorno in cui ci auguriamo che ci
venga data fiducia.
Di seguito la tabella riassuntiva di quanto prescritto dalla Regione Puglia e non ottemperato
dall’Amministrazione Comunale di Manfredonia:



