
FASANO E MANFREDONIA LE DUE PERLE SULL’ADRIATICO
Fasano, diciamolo, è l’avamposto della Valle d’Itria verso l’Adriatico, quella lingua di pietra e ulivi che si tuffa senza remore nel mare nostrum.
Lì, tra una casa bianca e un albero d’ulivo impertinente, si combatte ancora l’eterna battaglia del gusto: il polpo arrostito che ti fa lacrimare d’emozione a Torre Canne, le mozzarelle e le frittatine della buonanima di Oronzo (leggenda popolare, quasi sacramento), e i ricci che a Forchitella sembrano usciti da un sonetto di Omero, se solo Omero avesse avuto la fortuna di nascere con una forchetta in mano.
Non poteva dunque mancare, nel grande disegno del destino, il gemellaggio con i sipontini: un abbraccio tra due genti figlie del mare, animate da quello stesso afflato epico che muoveva i prosatori dell’Ellade. Manfredonia e Fasano: due porti diversi, ma con la stessa sete di salsedine e pallone.
Per noi sipontini, Fasano è luogo di ricordi calcistici indelebili. Come quella Coppa Italia dei professionisti, giocata contro il Cagliari ad agosto del 2005, che solo il destino non volle vinta. E poi la finalissima con il Gallipoli, con la D arrivata sul gong nel 2023, che riportò i biancazzurri in quarta serie: una cavalcata che ancora oggi profuma di miracolo sportivo e sudore onesto.
A Fasano, d’altronde, oggi non si parla che di questo primato nel girone H e si scende in campo con la fierezza di chi ha conosciuto la zolla e il vento. E quante battaglie, tra quelle genti, contro il Manfredonia! Scontri epici, fatti di contrasti duri e abbracci sinceri, come si usava nei tempi in cui il calcio era più gloria e meno marketing.
Ora la Beneamata si prepara all’incontro, vestita di un nero profondo come un pensiero notturno. Sarà scaramanzia, dicono. Io, da buon meridionale, preferisco grattarmi gli zebedei: la scienza può attendere, la cabala no.
Fasano ha avuto i suoi eroi, non solo in cucina ma anche in campo. Ricordiamo l’ottimo fasanese Donato Colucci, vessillo e condottiero il quale con la sua truppa spinse i nostri sino alla C2, con un entusiasmo che oggi pare archeologia sentimentale; voluto in squadra dal buon Franco Carrano magnifico condottiero in C dei fasanesi nei tempi passati. E poi i bomber di razza del Fasano, gli Insanguine di mille domeniche, i Zian che mandavano in rete sogni e speranze di un popolo sospeso tra la terra di Bari e la provincia Messapica.
Gli incontri calcistici tra queste due realtà di Manfredonia e Fasano nacquero negli anni Settanta, quando la provincia italiana era ancora fatta di bar sport, biciclette arrugginite e palloni sgonfi rattoppati con lo spago. C’erano i Crespan, i Di Stefano, i Michele Totaro, i Cisternino: gente che non conosceva la parola “mollare”.
Giocavano, lottavano, bestemmiavano al vento e poi si stringevano la mano con l’avversario. E poi Fasano è una delle poche città dove i sipontini hanno giocato contro una squadra di una sua frazione (non quartiere): il Pezze di Greco in Promozione.
Oggi resta il ricordo, dolce come un vino ambrato. E mentre chiudo queste righe, mi torna alla mente il sorriso della dolcissima Grazia che con la sua eleganza semplice dal profumo di mare è volata per sempre in cielo… a dieu!.
Nostromo Sipontino


