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Disney inclusiva. 50% dei personaggi LGBT entro il 2022

Per alcuni è uno sforzo da lodare, per altri è una decisione che si piega alle logiche del politicamente corretto. La scelta di Disney di aumentare i protagonisti appartenenti alle comunità LGBT o alle comunità delle minoranze etniche nei loro film ha, ovviamente, acceso una discussione culturale a livello internazionale. Infatti, qualche giorno fa una dirigente dell’azienda ha promesso più inclusività nelle loro produzioni, con l’impegno di aumentare di “almeno il 50% dei suoi personaggi entro la fine dell’anno”.

La notizia è stata rilanciata da Karey Burke, presidente della Disney’s General Entertainment Content. La sua scelta, ovviamente dettata da logiche produttive e globali, si è incastonata in una vicenda privata. Su Twitter Burke ha scritto: “Sono qui come madre di due bambini omosessuali, in realtà: un bambino transgender e un bambino pansessuale, e anche come dirigente”.

L’idea di rappresentare le minoranze non è solamente l’unica azione di Disney per tutelare la dignità e l’identità di tutti. Da ottobre 2020, infatti, su Disney+ compare un avvertimento all’inizio di molti classici di repertorio che contengono al loro interno episodi, frasi o stereotipi razzisti. L’idea, che si sta sempre di più strutturando anche in Italia, è che le parole si possano tradurre in azioni; dunque, è fondamentale scegliere le parole giuste per raccontare storie di minoranze già vessate dalla realtà. 

Spesso, non sono solamente le leggi a cambiare la realtà, a far diventare più tollerante un Paese o una comunità, ma è soprattutto l’immaginario collettivo che si struttura attraverso i film, le canzoni, la cultura popolare. Proprio per questo Bob Chapek, nuovo amministratore di Disney, ha dichiarato: “Condividiamo tutti l’obiettivo di un mondo più rispettoso e tollerante. Credo che il miglior modo di arrivare a un cambiamento duraturo sia attraverso i contenuti ispirazioni che produciamo, la cultura accogliente che creiamo e le associazioni che sosteniamo”. 

Per molti, però, la rivoluzione di Disney è “un asservimento all’agenda LGBT”, come ha scritto su Twitter il Senatore Simone Pillon lanciandosi in un grido d’allarme contro la trasmissione dell’ideologia gender ai bambini. Altri, invece, hanno raccontato dell’assoluta normalità che queste introduzioni suscitano nei pensieri delle nuove generazioni. La scrittrice Letizia Pezzali ha scritto su Domani: “Ho spiegato a mia figlia l’idea della Disney, le ho chiesto cosa ne pensa. Mi ha guardato come se le avessi chiesto cosa pensa del fatto che le carote sono arancioni. Mi ha detto: “Non possiamo continuare a ignorare certe cose”. A maggio fa dieci anni, è grande, ormai. Come ogni persona della sua età ha già attraversato mondi interiori e costruito e distrutto intere civiltà in fondo al cuore”.

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