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Da Manfredonia a Milano: l’Ambrogino d’oro per il centenario Andrea Bissanti

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Da Manfredonia a Milano: l’Ambrogino d’oro per il centenario Andrea Bissanti

L’Ambrogino d’Oro, massima onorificenza civile della città di Milano, è stato conferito al prof. Andrea Bissanti, nato a Manfredonia cento anni fa e residente nel capoluogo lombardo. Un riconoscimento di cui ha voluto informarmi lo stesso Bissanti e che gli è stato assegnato quale segno di “apprezzamento, amicizia e simpatia di Milano e dei Milanesi”, che non celebra soltanto un traguardo anagrafico straordinario, ma una vita lunga e operosa, capace di lasciare tracce in luoghi diversi senza smarrire le proprie radici. A rendere ancora più significativo questo momento, il telegramma di auguri del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il prof. Bissanti si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. È stato assistente di Clinica Medica all’Università e all’Istituto Tumori di Napoli, specializzandosi in Malattie del Tubo Digerente, del Sangue e del Ricambio, in Medicina del Lavoro e in Igiene e Direzione Ospedaliera, completando la propria formazione anche a Pavia. Accanto al percorso medico e accademico, rilevante è stata anche l’esperienza nel Rotary.

Per Manfredonia questo riconoscimento assume un significato particolare. La sua lunga vita attraversa un secolo di storia italiana. Nei suoi ricordi riaffiora la Manfredonia degli anni Trenta e del dopoguerra: immagini nitide, suoni, consuetudini che oggi rappresentano un patrimonio prezioso. Tra i ricordi più significativi vi è quello della fontana della Villa Comunale, voluta e donata alla città nel 1929 dal padre, Vincenzo Bissanti, gesto che accompagnò l’arrivo dell’acqua in città, simbolo concreto di progresso atteso per secoli.

Bissanti ricorda che nei primi anni Trenta le pompe di benzina erano soltanto due in città: una nella piazzetta di Corso Manfredi, all’incrocio con via San Francesco, di proprietà della famiglia Grieco; l’altra alla fine dello stesso Corso, all’angolo con Viale dell’Arcangelo. Segni di una modernità che avanzava lentamente.

Ricorda i bambini delle famiglie più povere, perennemente in strada, con pantaloncini rattoppati e aperti sul retro, espediente che racconta meglio di ogni parola le condizioni sociali dell’epoca.
Rivede il Pertuso del Monaco affollato di donne quando il mare si faceva improvvisamente scuro: mogli in silenziosa attesa, con lo sguardo fisso all’orizzonte, in cerca delle barche dei propri uomini.
Ripensa alle classi elementari sistemate in ambienti di fortuna all’interno del castello, con servizi igienici all’aperto, lungo piccoli spiazzi incolti. Una scuola segnata dalle ristrettezze, ma attraversata dalla stessa voglia di apprendere.

Riaffiorano dettagli vividi: gli orologi della chiesa di San Domenico (che oggi non esiste più) e del Campanile segnavano ore, mezze ore e quarti, ma non erano mai perfettamente sincronizzati. C’era sempre chi sosteneva l’esattezza dell’uno o dell’altro. Per molti rappresentavano l’unico riferimento per conoscere l’ora.

Fino al dopoguerra in primavera il molo di levante si accendeva con i lumi ad acetilene della pesca delle seppie, decine di luci sospese a fior d’acqua. In autunno, in Piazza Diomede, le reti nuove venivano tinte in grandi pentoloni fumanti con cortecce di pino, assumendo il tipico colore bruno scuro. All’Ufficio Postale, sotto il Municipio, non esistevano carte assorbenti: per asciugare l’inchiostro delle ricevute si spargeva sabbia sopra la scrittura fresca, che vi restava attaccata per qualche istante prima di essere scossa via. Anche questo era quotidianità.

Congratulazioni al prof. Bissanti a nome dell’intera città. Il riconoscimento ricevuto è anche un’occasione per riaffermare il legame di Manfredonia con i suoi figli, anche quando il loro percorso li conduce lontano.

Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura

La Vieste en Rose