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Dove c’è un bambino c’è un padre…anche se è detenuto. Partita del cuore con le famiglie nel carcere di Foggia

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Martedì 5 dicembre l’iniziativa organizzata da Luigi Talienti, con il sostegno di CSV Foggia, CPIA1 ,  ACSI e proposta dal rapporto sinergico dell’Associazione ‘Bambinisenzasbarre’ e il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. L’avvocato e volontario: “I figli hanno il diritto di mantenere un legame affettivo con i propri genitori reclusi e di non essere colpiti da una sentenza di cui non hanno colpa”.

 

“L’amore può cambiare le persone, quello per i figli un’intera esistenza. Ne è convinto Matteo, 44 anni e due bambine di 11 e 9 anni che sono diventate l’unica ragione di vita dentro, in attesa di poterle stringere fuori, in un abbraccio senza tempo e senza barriere”. In poche righe, estratte dal libro “Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre” di Annalisa Graziano, si ritrova tutto il senso dell’iniziativa che martedì 5 dicembre 2017, dalle ore 9.30 alle 11.30, vedrà scendere in campo i padri detenuti della Casa Circondariale di Foggia.

Ancora una volta, animatore della manifestazione sportiva e sentimentale è Luigi Talienti, avvocato, docente del CPIA1 e assistente volontario del carcere, che spiega i dettagli della “partita del cuore”.

“Sostenere e tutelare la relazione padre-figlio durante la detenzione è molto importante – sottolinea – ogni qualvolta che c’è un ingresso in carcere, a essere colpita è una sfera più vasta di persone: la famiglia di origine del detenuto, quella acquisita e, soprattutto, i figli. I bambini hanno il diritto di mantenere un legame affettivo con i propri genitori reclusi e di non essere colpiti da una sentenza di cui non hanno colpa. Dove c’è un bambino c’è un padre…anche se il padre è detenuto”.

La “partita del cuore” dietro le sbarre, pensata a conclusione del torneo “Sportiva…mente”, vedrà coinvolte le sezioni di media sicurezza dell’ Istituto di Pena’ ed è realizzata in collaborazione con il CSV Foggia, il Centro di Servizio al Volontariato di Capitanata, con il CPIA1, nella persona della dirigente, Antonia Cavallone e con l’ACSI, l’associazione degli arbitri. Sono state invitate a intervenire i massimi rappresentanti delle Istituzioni Locali. “Essere genitori in carcere non è facile: per questo – continua Talienti – è importante pensare a percorsi di sostegno e a come implementare strategie utili a mantenere il rapporto con i figli.  Per i padri la detenzione è la perdita di possibilità di coltivare affetti e legami; i loro figli devono rinunciare, nella quotidianità, a una figura di riferimento fondamentale, a parte della loro storia, con cui è necessario confrontarsi e che, in qualche modo, va recuperata. In questi processi di recupero, all’interno degli istituti di pena, fondamentale è l’aiuto della Direzione del Carcere, dell’Area Trattamentale, della Polizia Penitenziaria e dei volontari, sempre presenti anche grazie al sostegno del CSV”.

Non perdere i propri rapporti familiari è dunque fondamentale per il recluso, e sostenere questi legami è vantaggioso per il reo, per il figlio, ma anche per la società. Gli episodi di violenza e di insubordinazione di questi detenuti sono minori rispetto a quelli dei detenuti che hanno cessato ogni rapporto familiare.

 

La Vieste en Rose

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