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“Avènne, putènne, pajanne” dal 3 al 6 dicembre

Non è insolito che durante il percorso della vita si debba ricorrere a degli espedienti per poter superare alcune difficolta economiche. Il titolo della commedia “Avènne, putènne, pajanne” (cioè ‘ose li avessi, se potessi, ti pagherei’) racchiuds uno degli aspetti della filosofia popolme e in special modo del vissuto quotidiano di una famiglia formata da Michele Accarino, protagonista della vicenda da Lucia sua moglie, donna un po’ dispotica ed energic{da Concetta, sua madre, e dal fratello Nicolino, affetto da una leggera disabilità intellettiva.

Per una serie di peripezie, in quella sasa, ruotano una serie di altri personaggi: una usuraia che pretende la restituzione di un debito, I’amico Armando e la sua gelosa moglie Elvira, la signorina Cristina che vorrebbe un marito a qualunque prezzo, e lo zio Ottavio la cui presenza non è gadita dalla famiglia. Costellata da momenti comici e da scene di intenso sentimento, la vicenda si snoda attraverso varie sfaccettature scoprendo man mano gli espedienti a volte ridicoli e a volte tragici, a cui ricorre questa famiglia per risolvere i suoi problemi.

La commedia, con la freschezza del dialetto, offie un tocco in più alla vicenda e si inserisce nella tradizione del teatro^-comico presentando, come spesso accade, sfumafure sociali ed esistenziali. Scritta da Dina Valente, la commedia è un libero adattamento della commedia omonima di Nino Taranto e Gaetano Di Maio

Redazione

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