Apricena, Ferullo rompe il silenzio dopo la decadenza: “Solo un’azione politica per farmi fuori”

Apricena, Ferullo rompe il silenzio dopo la decadenza: “Solo un’azione politica per farmi fuori”
Dopo giorni di polemiche e attacchi, il consigliere Vincenzo Ferullo interviene pubblicamente per chiarire la propria posizione in merito alla decadenza votata in Consiglio comunale lo scorso 27 marzo. In una lunga dichiarazione, Ferullo respinge ogni accusa, parla di “falsità” e denuncia una manovra politica mirata a estrometterlo per riequilibrare gli assetti della maggioranza.
“La realtà dei fatti!
Concittadini, dopo tante chiacchiere e attacchi a me rivolti è arrivato il momento che sia io a parlarvi direttamente, assumendomi in prima persona, come ho sempre fatto, ogni responsabilità.
Il 27 marzo scorso, come saprete, il Consiglio Comunale ha decretato la mia decadenza (o meglio estromissione). Un atto volto a favorire l’ingresso di Paolo Dell’Erba, al quale evidentemente la poltrona di consigliere regionale non lo impegna abbastanza.
Il motivo? Credetemi, ancora oggi fatico a comprenderlo. O meglio, lo capisco fin troppo bene, ma non ha nulla a che vedere con il mio operato. Il sindaco, nascondendosi come sua consuetudine dietro presunti pareri tecnici (di professionisti da lui nominati) e dietro i suoi fedelissimi, mi ha accusato di essere la causa dei problemi del cimitero di Apricena in quanto dipendente dell’azienda incaricata dei lavori. Secondo l’accusa, avrei firmato verbali che bloccherebbero l’avanzamento dell’opera.
Questa è una falsità per due ragioni precise:
1. NON sono mai stato dipendente della Glob.Ser., ditta che ha l’appalto dei loculi.
2. NON ho firmato alcun verbale riguardante lo stato di avanzamento dei lavori.
Per quanto mi riguarda, ho solo firmato le carte di contenuto tecnico sulla sicurezza. Servono a stabilire come devono coordinarsi la ditta che fa i lavori e le altre imprese presenti per evitare rischi o incidenti mentre lavorano nello stesso posto.
Qualcuno dimentica che esiste anche l’istituto della libera professione, che fornisce prestazioni al di fuori di un contratto di lavoro subordinato?
C’è poi da chiedersi perché rivolgersi a me e non ai referenti legali della ditta (che non sono io) legittimati a rispondere degli adempimenti di contratto sottoscritto con il comune?
Questa è la realtà dei fatti! Il Sindaco spieghi, piuttosto, perché il Comune non ha pagato i lavori nonostante abbia già incassato i soldi dai cittadini, così si liberano definitivamente le aree. Sindaco, che fine hanno fatto quei soldi?
Per non offrire alcun appiglio alla maggioranza, mi sono persino dimesso dal mio incarico presso il Gruppo in cui ero impiegato, una realtà con diverse divisioni aziendali. Quella in cui operavo non ha nulla a che fare con i lavori pubblici, come sanno bene i componenti di “Uniti per Cambiare” (che sta prendendo la piega del cambiamento di faccia) che per 14 anni hanno lavorato in amministrazione al mio fianco. Poiché svolgo da sempre la stessa attività, il fatto che il sindaco dichiari pubblicamente di aver notato solo “ultimamente” atti a mia firma di tale portata conferma la chiara volontà politica di allontanarmi.
Ma le mie dimissioni e il mio stato di disoccupato non bastavano al “sindaco-imperatore a scadenza”. Non avendo più argomenti, ha impegnato altri soldi pubblici per incaricare un’avvocatessa (già candidata non eletta nella sua lista) di scrivermi una diffida con richiesta di risarcimento di 500 mila euro. Siamo alla follia e all’intimidazione, poiché si agisce senza un provvedimento giurisdizionale che riconosca un danno (penso, ad esempio, alla Corte dei Conti). Fortunatamente, questa amministrazione pensa di potersi sostituire anche ai giudici!
Una strana coincidenza: il giorno prima di questa “sorpresa”, sono stato avvicinato da esponenti della maggioranza che mi consigliavano di dimettermi perché “c’era il rischio di una richiesta danni”. Detto, fatto. Se non è intimidazione questa, ditemi voi cos’è.
L’obiettivo è chiaro: rafforzare la maggioranza con Dell’Erba per avere un voto sicuro in più, specie ora che si discuteranno il Bilancio e il Piano Urbanistico (pratica, quest’ultima, in cui il sindaco non potrà votare per conflitto d’interessi visti i suoi legami parentali).
Ma attenzione: se le delibere sono illegittime, restano impugnabili, a prescindere che il rapporto in aula sia di 10 a 7 (o anche di 14 a 3).
Caro sindaco pro-tempore, non mi fermerai con i tuoi metodi. Mi spiace per chi, durante l’appello nominale, ha votato la mia incompatibilità. Io vado avanti nelle sedi opportune, rimettendomi al giudizio dei magistrati. Ma se l’esito mi darà ragione, agirò affinché vengano individuati i responsabili che pagheranno le conseguenze personalmente senza che spese di difesa o risarcimenti gravino sulla collettività.
Rilevo con rammarico l’adesione acritica dei consiglieri a un’unica linea decisionale. Al di là dei tecnicismi è il buon senso che dovrebbe prevalere.
Infine, ai cittadini e agli amici che oggi mi evitano, dico che mi addolora vedere la politica invadere il privato. Le limitazioni alla libertà di parola e i tentativi di isolamento sono segnali di una deriva autoritaria che non dovrebbe trovare spazio in una comunità civile.”
VINCENZO FERULLO EX CONSIGLIERE COMUNALE DI APRICENA


