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Prima di giudicare Enrico Ruggeri bisognerebbe ascoltare la sua storia

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Prima di giudicare Enrico Ruggeri bisognerebbe ascoltare la sua storia

Il 31 agosto Enrico Ruggeri sale sul palco di Piazza Papa Giovanni XXIII a Manfredonia per la Festa Patronale. Non ha ancora suonato una nota, ma intorno al concerto si è già acceso un clima di contestazione tale da spingere lo stesso cantautore a rispondere sui social, sorpreso da un’ostilità mai incontrata prima. La sua risposta è stata secca quanto essenziale: “La sua musica prevarrà sull’ignoranza”

Avrebbe potuto rispondere con la stessa aggressività, trasformare un concerto in una rissa da commenti. Ha scelto invece di rimandare tutto al palco: aspettate che cominci la musica.

Non è un fenomeno da talent, non vive di un tormentone estivo, non è il nome che riaffiora ogni tanto grazie a un vecchio successo. È quasi mezzo secolo di musica italiana: dal punk e dalla new wave dei Decibel, fondati nel 1977, alla carriera solista partita nei primi anni Ottanta, fino a La caverna di Platone, uscito nel 2025. Cinque decenni attraversando mode, crisi discografiche, rivoluzioni tecnologiche, restando sempre riconoscibile. Mai un imitatore di sé stesso o di altri.

Quella voce, quella scrittura, una certa inquietudine di fondo: bastano poche note di Polvere, Il portiere di notte, Peter Pan o Mistero per riconoscerlo. Sono canzoni che hanno smesso di appartenere solo a lui, per diventare patrimonio comune.

E c’è un dettaglio che rende la faccenda ancora più stridente:
alcune delle sue parole più celebri non le ha nemmeno cantate lui. Quello che le donne non dicono, uno dei brani più amati della musica italiana, porta la sua firma ma la voce di Fiorella Mannoia, era il 1987, e quel testo si canta ancora oggi. Ha scritto anche per Loredana Bertè e Anna Oxa: un autore la cui scrittura ha superato i confini della propria discografia.

Nessuno è obbligato ad amare Ruggeri, né ad andare al concerto. Discutere l’opportunità di una spesa pubblica, i costi, le priorità di una festa patronale: tutto legittimo, tutto normale confronto civico. Ma c’è una differenza netta tra discutere una scelta e liquidare preventivamente il valore di un artista.

E soprattutto, non fa un favore a Manfredonia. Qualche commento sui social non rappresenta una città intera, che ha la propria storia e sensibilità artistica, e può permettersi la serenità di accogliere un ospite e lasciarlo lavorare, riservandosi il giudizio a dopo il concerto.

Ruggeri non ha bisogno che nessuno gli costruisca oggi una carriera: esiste già, scritta nei dischi, nelle collaborazioni, nel rapporto con più generazioni di pubblico. Ha attraversato il punk italiano da protagonista quando era davvero una novità, ha vissuto Sanremo senza farsi ingabbiare da Sanremo, ha scritto per sé e per altri, e continua a scrivere musica nuova.
Si può discutere tutto questo. Cancellarlo, no.

Forse il modo migliore per Manfredonia di rispondere alla polemica non sono altre parole, ma una piazza piena, di chi ama Ruggeri, di chi è solo curioso, di chi magari arriva scettico e cambia idea. Poi si accendono le luci, partono gli strumenti, e a parlare sono finalmente le canzoni.

Solo dopo, si potrà giudicare.

Palombella Rossa Angelo Riccardi