Ospedale Manfredonia, Riccardi: “Troppo comodo intestarsi i piccoli risultati e tacere sulle grandi responsabilità politiche”. Ed attacca la Commissione Salute

Ospedale Manfredonia, Riccardi: “Troppo comodo intestarsi i piccoli risultati e tacere sulle grandi responsabilità politiche”. Ed attacca la Commissione Salute
Il comunicato del presidente spiega con ammirevole precisione tutto ciò che la Commissione non può fare. Resta invece avvolto nel mistero ciò che dovrebbe fare: quale modello propone per il San Camillo de Lellis e per i servizi territoriali, quali risultati concreti ha ottenuto e se abbia riferito al Consiglio comunale, come previsto dall’atto istitutivo.
C’è qualcosa di involontariamente comico nel comunicato con cui il presidente della Commissione comunale straordinaria a tutela della salute tenta di spiegare il ruolo dell’organismo che guida. Il testo parte molto in alto, il diritto alla salute, la vita quotidiana delle persone, le fragilità, la responsabilità, e atterra su una scoperta che nessuno aveva mai messo in discussione: la Commissione non ripara personalmente i condizionatori.
La cittadinanza può dunque tirare un sospiro di sollievo. Nessuno si aspettava di vedere il presidente arrivare al Centro Cesarano con una scala sotto il braccio, la cassetta degli attrezzi e il manuale dell’impianto di climatizzazione. Nessuno gli chiedeva di sostituirsi alla squadra tecnica dell’ASL o alla società incaricata della manutenzione.
Il guasto del Centro Cesarano, denunciato mentre bambini, persone con disabilità e operatori erano esposti alle alte temperature, è stato grave. Ma è un sintomo, non il cuore del problema. L’impianto è stato dichiarato ripristinato il 10 luglio; il giorno successivo, puntuale, è arrivato il comunicato della Commissione per ricordare che essa continuerà a “fare la propria parte”. Bene. Resta soltanto da capire quale sia, concretamente, questa parte.

Perché il punto non è più il condizionatore. Il punto è sapere quale idea di sanità ospedaliera e territoriale la Commissione abbia elaborato per Manfredonia dopo oltre un anno e mezzo di attività.
La Commissione non nasce per sostituirsi al Sindaco, che è l’autorità sanitaria locale competente, ammesso che, all’interno di questa larga maggioranza, qualcuno riconosca ancora l’esistenza di un Sindaco, né per sovrapporsi alla Commissione consiliare permanente al Welfare, alla quale dovrebbero spettare, per natura e logica istituzionale, le attività ordinarie in materia socio sanitaria.
In un Paese normale, ruoli e competenze sarebbero definiti in modo chiaro e lineare. Qui, invece, sembra necessario ricordare persino l’ovvio. L’articolo 19 dello Statuto attribuisce al Consiglio comunale il potere di istituire la Commissione e impone che ne siano definiti il mandato, la durata, i poteri e l’obbligo di relazione. L’articolo 20 del Regolamento chiarisce inoltre che essa deve studiare, analizzare, formulare proposte e pareri e, soprattutto, riferire al Consiglio comunale.
Ridurla a un semplice punto di ascolto significa descriverne soltanto una funzione accessoria, non il mandato istituzionale effettivamente ricevuto.
Ed è soprattutto comico l’uso che se ne fa: non istituzionale, ma apertamente politico, attraverso comunicati che sembrano molto più utili a costruire consenso, cosi come è accaduto durante anche le elezioni regionali, che a rendicontare seriamente il lavoro della Commissione. Il presidente passa così, con sorprendente disinvoltura, dall’“uomo del binario morto” all’“uomo delle corsie vuote”.
Ancora più imbarazzante è il fatto che questa dimensione politica emerga puntualmente quando c’è da ostentare risultati modesti, spesso neppure riconducibili al lavoro della Commissione, salvo poi dissolversi quando bisognerebbe spiegare ai cittadini quale prezzo saranno chiamati a pagare, in termini di servizi sanitari, per gli ulteriori debiti dell’ASL di Foggia, pari a circa 78 milioni di euro. Debiti accumulati durante gestioni espressione della stessa maggioranza politica che governa la Regione e che trova ampia rappresentanza anche all’interno di questa Commissione.
Come non ricordare, poi, il blackout che costrinse l’ospedale a restare al buio per ore, proprio nel pieno della campagna elettorale? In quell’occasione la Commissione scomparve nel buio più assoluto, guardandosi bene dall’intervenire pubblicamente, forse consapevole che qualunque presa di posizione le avrebbe attirato addosso, nella migliore delle ipotesi, metaforiche secchiate di letame da parte dei cittadini.
E, come ciliegina su una torta ormai indigesta, si aggiunge, in queste ore, la guardia medica rimasta chiusa per alcune giornate. Proprio mentre ci si riempie la bocca di sanità territoriale, Case della Comunità e necessità di alleggerire il Pronto Soccorso, a Manfredonia si riesce nel capolavoro opposto: lasciare i cittadini senza uno dei servizi che dovrebbe intercettare i bisogni non urgenti ed evitare che ogni problema finisca inevitabilmente in ospedale, soprattutto nel periodo estivo.
Troppo comodo, troppo semplice: intestarsi i piccoli risultati e tacere sulle grandi responsabilità politiche.
La cronaca locale, del resto, non racconta un sistema sostanzialmente efficiente, disturbato ogni tanto da qualche guasto. Racconta una sanità sottoposta a una pressione strutturale, nella quale ciò che continua ostinatamente a mancare è il verbo più impegnativo: proporre.
Ed è proprio la proposta il grande assente.
Quale ruolo deve avere il San Camillo de Lellis nella rete ospedaliera provinciale? Quali servizi devono essere garantiti stabilmente e con quali organici? Quali reparti devono essere messi nelle condizioni di operare senza accorpamenti, spazi adattati e sistemazioni provvisorie? Quale rapporto deve esistere tra Pronto Soccorso, Medicina, Cardiologia, Chirurgia, diagnostica, riabilitazione e servizi territoriali? Quali prestazioni devono essere assicurate a Manfredonia per evitare che i cittadini siano continuamente costretti a spostarsi altrove?
Non basta dichiarare di voler “migliorare la sanità”. Anche un dépliant pubblicitario potrebbe spingersi fino a tanto. Una Commissione realmente propositiva dovrebbe tradurre le aspirazioni in obiettivi, fabbisogni, scadenze e richieste precise da rivolgere all’ASL e alla Regione.
Le apparecchiature sono strumenti. Le strutture sono contenitori. Il servizio sanitario esiste davvero soltanto quando ci sono personale sufficiente, orari certi, percorsi assistenziali, responsabilità definite e continuità tra ospedale, medici di famiglia, specialisti, infermieri di comunità, assistenza domiciliare e servizi sociali.
La stessa riorganizzazione dell’ASL individua nelle Case della Comunità, negli Ospedali di Comunità, nelle Centrali operative territoriali e nell’assistenza domiciliare i cardini del nuovo modello sanitario. Eppure, il comunicato della Commissione non spiega quale concreta declinazione di questo modello venga richiesta per Manfredonia.
Che cosa dovrà trovare un cittadino nella Casa della Comunità? Quali specialisti saranno presenti? Per quante ore? Sarà possibile seguire stabilmente anziani, pazienti cronici, persone con diabete, disabilità e bisogni riabilitativi? Come sarà garantito il collegamento con il Centro Cesarano? E come si eviterà che il Pronto Soccorso continui a essere il punto di approdo anche per bisogni che dovrebbero trovare una risposta efficace sul territorio?
Questa dovrebbe essere la materia principale di una Commissione Salute: non il racconto a posteriori del condizionatore finalmente riparato, ma la costruzione di una proposta locale prima che edifici, attrezzature e sigle organizzative vengano decisi altrove e semplicemente comunicati alla città.
Dire che a Manfredonia “non funziona nulla” sarebbe, peraltro, ingiusto soprattutto nei confronti di chi lavora nella sanità. I servizi continuano a esistere perché medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e amministrativi assorbono quotidianamente carenze, trasferimenti, riorganizzazioni e sistemazioni temporanee.
Confondere la loro capacità di resistenza con l’efficienza del sistema significa attribuire all’organizzazione risultati che, troppo spesso, dipendono esclusivamente dalla disponibilità, dal sacrificio e dal senso di responsabilità delle persone. Quello che funziona, molto spesso, funziona non grazie al sistema, ma nonostante il sistema.
C’è infine una questione istituzionale ancora più semplice. Se la delibera istitutiva prevede che la Commissione riferisca al Consiglio comunale ogni sei mesi, quelle relazioni non sono una cortesia concessa dal presidente, né un favore alla cittadinanza: sono parte integrante del mandato ricevuto.
Dall’istituzione del novembre 2024 sono trascorsi oltre diciotto mesi. La Commissione ha relazionato con la cadenza prevista? In quali sedute? Quali documenti ha depositato? Quali problemi ha analizzato? Quali proposte ha sottoposto al Consiglio comunale? Quali risposte ha ottenuto dall’ASL e dalla Regione?
Non servono altri comunicati traboccanti di ascolto, responsabilità e spirito di servizio. Servono relazioni, atti, proposte e risultati verificabili.
Ora sarebbe opportuno accendere anche la funzione propositiva e di controllo della Commissione. Perché Manfredonia non ha bisogno soltanto di un centralino che riceva le lamentele e le inoltri agli uffici competenti. Ha bisogno di un organismo politico capace di trasformare quelle lamentele in analisi, le analisi in proposte e le proposte in una strategia sanitaria per la città.
Tra una telefonata e una strategia sanitaria passa la stessa differenza che c’è tra l’aria condizionata e l’ossigeno.
Angelo Riccardi (Palombella Rossa)


