Politica Manfredonia

Incendio Oasi Lago Salso, Riccardi: “Il sindaco se ne deve assumere le responsabilità”

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Incendio Oasi Lago Salso, Riccardi: “Il sindaco se ne deve assumere le responsabilità”

Dopo quasi un anno, il fuoco è tornato a divorare l’Oasi Lago Salso.

E con il fuoco è tornato quel fumo bianco, denso, opprimente, che ha coperto il cielo di Manfredonia. Lo stesso fumo che, in questi mesi, ha avvolto la politica cittadina: il fumo delle parole, delle promesse mai mantenute, delle decisioni rinviate, della paura di assumersi la responsabilità delle scelte difficili.
Un anno è passato. Un anno intero.

Eppure, sul destino dell’Oasi, non è arrivata quella svolta che tutti aspettavano. Nessuna scelta coraggiosa. Nessun progetto definitivo. Nessuna direzione capace di mettere davvero al sicuro uno dei patrimoni naturalistici più importanti d’Europa.
La politica, nel frattempo, ha continuato a rifugiarsi nelle proprie liturgie. Nelle celebrazioni di sé stessa. Nelle polemiche di cortile. Nella gestione delle vicende domestiche, mentre fuori il patrimonio naturale della città continuava a rimanere esposto agli stessi rischi.

Un anno fa, a riempire quel vuoto lasciato dalla politica, fu la Bottega degli Apografi. Una realtà di indiscussa autorevolezza artistica che ebbe il merito di convocare un’assemblea cittadina.

Fu una serata intensa, anche generosa, ma inevitabilmente disordinata. Si mescolarono vecchie tensioni, ricostruzioni personali, sospetti, rancori mai sopiti. Non mancò qualche accenno alla mafia, perché certe parole, nel dibattito pubblico, sembrano avere sempre il potere di occupare la scena. Ma ci furono anche interventi seri, presenze qualificate, competenze vere, persone che provarono a parlare di tutela, di futuro, di amore concreto per quella terra.

Eppure, quando le luci si spensero, rimase addosso una sensazione amara. Tutto quel dolore, tutta quella partecipazione, tutta quella energia civile non riuscirono a diventare una direzione. Non un documento, non una proposta condivisa, non un impegno formale da consegnare alla città e all’amministrazione. Solo parole sospese, alcune alte, altre inutili, tutte destinate a disperdersi.

Un’occasione perduta.

Alla fine di quella serata, Cosimo Severo disse una frase che allora sembrò una promessa civile: “Noi vi teniamo d’occhio”.
Oggi quella frase torna inevitabilmente alla mente. Perché il tempo è passato. Il fuoco è tornato. E l’Oasi brucia ancora.

Ed è qui che il giudizio politico diventa inevitabile. Non servono processi sommari, né cacce al colpevole da social. Ma una cosa va detta con chiarezza: l’amministrazione La Marca aveva il dovere di non lasciare che un anno passasse così. Aveva il dovere di trasformare l’indignazione in atti, la commozione in prevenzione, le parole in decisioni.

Invece, la proposta più seria, quella della Riserva naturale statale, è rimasta sostanzialmente ai margini, trattata con quel tatticismo prudente e inconcludente che spesso accompagna le scelte difficili quando manca il coraggio politico di assumerle fino in fondo.

Eppure, era tutto prevedibile. Era prevedibile che sarebbe arrivata un’altra estate torrida. Era prevedibile che le sterpaglie, il vento, il caldo e l’abbandono avrebbero reso fragile quel lembo di terra. Era prevedibile che ciò che la natura, con una stagione generosa di piogge, aveva provato lentamente a rianimare, sarebbe tornato sotto minaccia.

Non si può piangere ogni volta sulle ceneri e poi dimenticare il fuoco quando il fumo si dirada.

L’ennesimo disastro ambientale a cui assistiamo oggi dell’Oasi Lago Salso è senza appello interamente sulle spalle dell’Amministrazione La Marca. Il Sindaco se ne deve assumere tutte le responsabilità politiche.

Fa male, pensare che si trovino risorse per iniziative ambientali leggere, elementari, quasi ornamentali, mentre la vera emergenza ambientale della città resta esposta, vulnerabile, indifesa. Fa male pensare a decine di migliaia di euro spese per raccontare l’ambiente, quando forse sarebbe stato più urgente proteggerlo. Perché il patrimonio naturale non si salva con i festival Ecoè , con i manifesti, con i titoli suggestivi. Si salva con gli atti, con la manutenzione, con la prevenzione, con le scelte amministrative.

È facile cercare responsabilità altrove. È più difficile prendersi cura del presente. È più difficile decidere che cosa deve diventare Lago Salso e chi e come deve proteggerlo davvero.
E poi resta questa immagine.

Due cicogne sul loro nido, in cima a un traliccio, con il cielo tagliato in due: da una parte l’azzurro della vita che resiste, dall’altra il grigio del fumo che avanza. È forse la fotografia più dura e più dolce di questa giornata. Perché mentre noi consumiamo parole, rinvii e promesse, loro restano lì, fedeli al loro nido, alla loro terra, alla vita che provano ancora a difendere.

In quel silenzio sospeso tra cielo e cenere c’è tutta la verità di Lago Salso: la natura continua a fare la sua parte, fino all’ultimo. Siamo noi che abbiamo smesso di fare la nostra.

Palombella Rossa – Angelo Riccardi