Enichem, cinquant’anni dopo il disastro: che futuro vogliamo? Il 22 giugno 2026 si riunisce il Tavolo operativo dell’Accordo

Cinquant’anni dopo il disastro Enichem, si torna a interrogarsi sul futuro di Manfredonia. Il 22 giugno 2026 si riunisce in Sala consiliare il Tavolo operativo dell’Accordo, per avviare la fase concreta di interventi su salute e ambiente.
Ci sono anniversari che passano come semplici ricorrenze. Ce ne sono altri che, anno dopo anno continuano a riaprire domande rimaste senza risposta e ferite dolorose che il tempo ha lenito ma mai rimarginato del tutto. Il 2026 segna il cinquantenario del disastro Enichem, una delle pagine più tristi e controverse della storia di Manfredonia. Nel secondo dopoguerra, a Manfredonia la mancanza di prospettive rende difficile immaginare un futuro stabile, così i giovani figli di quella terra emigrano a nord della penisola e, in alcuni casi, anche oltreconfine. Nel 1968, mentre l’Italia attraversa stagioni di rivendicazioni e lotte sociali per i diritti del lavoro, nella zona di Macchia, propaggine del comune di Monte Sant’Angelo, a pochi chilometri da Manfredonia, nasce lo stabilimento petrolchimico ANIC, poi Enichem. L’impianto è destinato a diventare il cuore pulsante dell’industrializzazione, e per molti giovani, la possibilità di restare nella propria terra.
La catastrofe del 26 settembre 1976 e le conseguenze su salute e ambiente
Il 26 settembre 1976, in uno degli impianti del petrolchimico, si verifica il cedimento di una colonna di lavaggio dell’ammoniaca. L’incidente provoca il rilascio nell’atmosfera di sostanze altamente tossiche, tra le quali l’arsenico. La nube scende sui campi, entra nelle case e contamina le acque, mentre la popolazione continua a vivere senza informazioni chiare sull’estensione del rischio. Nei giorni successivi si registrano decine di ricoveri per intossicazione acuta, e nelle urine degli operai, emergono livelli di arsenico definiti “abnormi”. Negli anni, diversi studi epidemiologici hanno rilevato criticità sanitarie nel territorio: un eccesso di mortalità per neoplasia polmonare rispetto alla media provinciale e regionale e un incremento di decessi per patologie cardiache. Anche sulle nuove nascite i dati risultano allarmanti. Uno studio del 2017 segnala nei comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo un aumento significativo delle malformazioni congenite rispetto alla media regionale.
Il 22 giugno 2026 si riunisce il Tavolo Operativo dell’Accordo
Questa storia non è rimasta confinata negli archivi, ma è diventata memoria viva, anche grazie al lavoro di Casa della Salute e dell’Ambiente e continua incidere sul presente e sul futuro della città. Oggi, a cinquant’anni dal disastro Enichem, il tema torna al centro dell’attenzione pubblica. Questo anniversario rappresenta uno spartiacque. Dopo l’accordo di collaborazione firmato con la Regione Puglia il 26 settembre 2025, il percorso entra ora nella fase operativa. L’obiettivo è quello di lavorare in modo coordinato su salute e ambiente, con il supporto degli enti regionali competenti come ARESS e ARPA, per approfondire la situazione esistente e definire le priorità di intervento. Per fare questo è stato istituito un Tavolo operativo dell’Accordo. Ne fanno parte i tre sindaci di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata, due esperti e due rappresentanti della Casa della Salute e dell’Ambiente. Il primo incontro, convocato dal sindaco Domenico La Marca, si terrà lunedì 22 giugno alle ore 16:00 nella Sala consiliare del comune di Manfredonia. All’incontro sono chiamati a partecipare anche tutti i consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione. La funzione del Tavolo non è solo formale: dovrà mettere insieme dati, competenze e responsabilità diverse per lavorare in modo coordinato su salute e ambiente.


