
MANFREDONIA NON PUO’ RESTARE SENZA VOCE
Osservo con amarezza quello che sta accadendo negli ultimi giorni nella politica cittadina.
C’è chi rimette deleghe, chi rivendica ruoli e competenze, chi alimenta polemiche interne e chi continua a misurare i rapporti di forza. Nel frattempo, però, il rischio è che si perda di vista ciò che dovrebbe essere al centro di ogni azione politica: il futuro della città.
E sì, lo ammetto senza problemi: soffro.
Soffro perché Manfredonia oggi non esprime un consigliere regionale. Soffro perché non esprime un consigliere provinciale. Soffro perché una città importante come la nostra continua a non avere una voce forte e autorevole nei luoghi in cui si decidono le strategie, gli investimenti e le opportunità per il territorio.
Non si tratta di una questione di prestigio personale o di appartenenza politica. Si tratta di rappresentanza.
Quando una città non è presente ai tavoli decisionali, rischia di arrivare sempre dopo gli altri. Rischia di dover inseguire. Rischia di dover sperare che qualcun altro si faccia carico delle sue esigenze.
Ma nessuno può amare e difendere Manfredonia quanto chi vive Manfredonia ogni giorno.
Per questo continuo a pensare che negli ultimi anni sia stato commesso un errore che non abbiamo ancora avuto il coraggio di analizzare fino in fondo. È accaduto alle elezioni regionali e, successivamente, si è ripetuto alle elezioni provinciali: l’incapacità di fare sintesi.
Troppo spesso si è preferito difendere il proprio spazio anziché costruire un progetto comune. Troppo spesso le divisioni hanno prevalso sull’interesse generale. Troppo spesso abbiamo assistito a coalizioni frammentate, candidature multiple e strategie contrapposte che hanno finito per indebolire tutti.
E alla fine a perdere non è stato questo o quel partito.
Ha perso Manfredonia.
Una città di quasi 54.000 abitanti non può essere il fanalino di coda del territorio. Non può restare spettatrice mentre altri decidono. Non può continuare a essere assente nei luoghi in cui si programmano infrastrutture, sviluppo economico, sanità, lavoro, ambiente e servizi.
Abbiamo bisogno di una politica che torni a confrontarsi sui contenuti e sulle priorità. Una politica che sappia guardare oltre le appartenenze e che, quando necessario, trovi il coraggio di convergere su un nome, su una visione e su un progetto condiviso.
La sintesi non è una sconfitta. È il punto più alto della politica.
Spero che quanto accaduto in questi anni serva da lezione a tutti. A chi oggi amministra, a chi fa opposizione e a chi domani sarà chiamato a costruire nuove coalizioni.
Perché le ambizioni personali passano. Le polemiche passano. Le deleghe passano.
I bisogni della città restano.
E Manfredonia merita di tornare protagonista, con una rappresentanza forte, credibile e capace di far sentire la propria voce ovunque si prendano decisioni che riguardano il suo futuro.
Perché il vero tema non è chi occupa una poltrona. Il vero tema è chi difende davvero gli interessi di Manfredonia.
Michele Arminio


