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Ghetto di Borgo Mezzanone, farmaci e alcol per sopportare il lavoro nei campi. Naturale (M5S), ‘organi competenti accertino dimensioni di questo grave fenomeno’

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Ghetto di Borgo Mezzanone, farmaci e alcol per sopportare il lavoro nei campi. Naturale (M5S), ‘organi competenti accertino dimensioni di questo grave fenomeno’

“E’ di una gravità inaudita ciò che emerge dalla denuncia dello scrittore e attivista Soumaila Diawara, che racconta di un sistema di sfruttamento agricolo che, anche in Capitanata, passerebbe addirittura per l’assunzione da parte dei braccianti stranieri di farmaci droganti, spesso mischiati all’alcol, per sopportare la fatica e il dolore causati dal duro e prolungato lavoro nei campi nonché da una vita di stenti all’interno dei ghetti. E’ necessario, dunque, che gli organi ispettivi competenti approfondiscano le dimensioni di quella che, se accertata, sarebbe una situazione gravissima, in primis per la salute di questi lavoratori, che andrebbe ad aggiungersi alle già terribili condizioni di vita a cui i braccianti stranieri sono non di rado, purtroppo, esposti in Italia. Una situazione ancor più disumanizzante che dunque sancirebbe definitivamente una condizione di vera e propria schiavitù determinata dal caporalato, piaga che purtroppo continua ad affliggere tanto i diritti dei lavoratori quanto il tessuto agricolo del nostro Paese”.

È il commento della senatrice del Movimento 5 Stelle, Gisella Naturale, rispetto al recente intervento – assurto alle cronache nelle ultime ore – dell’attivista africano che ha raccontato il proprio viaggio nel ghetto di Borgo Mezzanone, alle porte di Foggia, descrivendo una realtà fatta di baracche, marginalità, caporalato, lavoro nei campi e uso di sostanze, come la cosiddetta “Royal-225”, che, secondo la ricostruzione di Diawara, servirebbero a reggere ritmi e dinamiche di lavoro disumani. Un fenomeno estremamente preoccupante che per lo scrittore non rappresenterebbe un’eccezione ma la conseguenza di un modello economico che sfrutta la vulnerabilità dei lavoratori e che di conseguenza deve inevitabilmente interessare l’intervento urgente dello Stato e di tutti gli attori coinvolti nel sistema agricolo.

Non a caso, neppure un mese fa la senatrice Naturale è stata in missione a Foggia con la delegazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, per una serie di audizioni svoltesi in Prefettura da cui sono emersi non solo i vuoti d’organico nei vari enti ispettivi della sicurezza sul lavoro ma anche la necessità di condividere i dati in possesso delle istituzioni competenti con le associazioni di categoria, oltre che il bisogno di un punto di svolta sulla precarietà dei servizi che rende i lavoratori stranieri vulnerabili al rischio di sfruttamento dei caporali; insieme all’inefficacia, infine, del decreto flussi e al cortocircuito normativo tutto italiano che complica la regolare assunzione dei lavoratori stranieri generando, ancora una volta, illegalità e negazione dei diritti umani.