Politica Puglia

25 Aprile, il presidente della Regione Decaro interviene alle celebrazioni nella città di Lecce

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25 Aprile, il presidente della Regione Decaro interviene alle celebrazioni nella città di Lecce

“Cittadini anticorpi della Democrazia. La costituzione sia la bussola delle nostre azioni quotidiane”

Questa mattina il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, è intervenuto a Lecce, per le celebrazioni per la giornata del 25 Aprile, in piazza dei Partigiani. 

Di seguito l’intervento del presidente: 

“Autorità civili e militari,

cittadine e cittadini,

ragazze e ragazzi

Buon 25 aprile a tutti noi!

Sono felice di essere qui con voi per celebrare insieme la nostra festa di Liberazione! Una ricorrenza importante per il popolo italiano che più di ottant’anni fa, non senza sacrifici, anche i termini di vite umane, scelse di autodeterminare il proprio destino lottando per la liberazione del nostro Paese dalla dittatura nazifascista.

A quelle persone, agli eroi della Liberazione, e ancor di più ai martiri, noi dobbiamo la nostra libertà. La libertà di essere qui oggi per ricordare insieme che il 25 aprile non è la festa di una parte ma la festa degli italiani liberi.

“La Resistenza era stata un fatto straordinario. Aveva realizzato una unità veramente eccezionale che andava dagli ufficiali badogliani agli operai comunisti” con queste parole descriveva la resistenza Nilde Iotti, una delle tante donne d’Italia che decisero di scendere in prima linea in quella che Pasolini più tardi avrebbe definito una delle due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano.

Donne, uomini, studenti, intellettuali, militari, insegnanti, contadini, operai, tutti parteciparono a quella lotta di resistenza contro un regime totalitario che aveva lasciato mezz’Europa in preda alla barbarie e alla povertà. Tantissimi furono anche i pugliesi che presero parte ai movimenti della resistenza, raggiungendo i fronti più attivi nel nord Italia ma anche difendendo le nostre coste

Tutti scelsero di fare la propria parte non di essere una parte.

Ecco perché oggi nessuno dovrebbe accettare le parole di chi ancora tenta di ricondurre questa giornata alla bandiera di un’ideologia. Perché così facendo ne tradisce la memoria e la storia, non quella dei partigiani, ma del popolo italiano.

Si, il 25 aprile è una data che ha segnato la storia del Popolo italiano, ne ha segnato la rottura con il passato, piantando il seme del futuro.

Perché tutto quello che accadde dall’armistizio dell’8 settembre 1943 fino a ad allora non fu solo uno sforzo di reazione o un semplice resistere all’invasore, ma fu invece, l’inizio di un pensiero collettivo che aveva come obiettivo un nuovo tipo di società radicalmente alternativo a quello fascista. Una società basata sull’uguaglianza di tutte le donne e gli uomini, una società che ripudiasse la guerra, che rispettasse di diritti di tutte e tutti, che ne rispettasse il credo religioso e la fede politica, una società dove tutti avessero diritti di voto, una società dove la sovranità spettasse finalmente al popolo.

Così è nata la Repubblica Italiana, così è nata la nostra Costituzione, così è nata la democrazia italiana.

Quella stessa democrazia che oggi permette a tutti i cittadini italiani di vivere in uno Stato libero, da cittadini liberi. Quella stessa democrazia che noi abbiamo il dovere di difendere oggi da chiunque cerchi di minarne le fondamenta. Perché, a differenza di chi più di un secolo fa si rifugiò nelle vane promesse della propaganda fascista in cerca di un futuro migliore, noi questa volta sappiamo. La storia insegna e noi abbiamo il dovere di essere bravi scolari.

Ieri la presidente dell’osservatorio regionale dei neofascismi pugliesi, durante la sua relazione di presentazione del secondo report regionale sul tema ci ha ricordato le parole della filosofa anna Hannah Arendt, a mio parere lucide e attuali più che mai ancora oggi: “La caduta delle classi sociali – causata da vari fattori come le guerre, le crisi economiche e i conflitti civili – ha generato un gran numero di persone sradicate isolate, senza legami sociali. In questo contesto, l’ideologia totalitaria trova terreno fertile, presentando una visione del mondo chiara e coerente. Una volta attratte da queste ideologie, le masse vengono persuase tramite la propaganda e controllate attraverso il terrore. Questo terrore sottomette completamente la popolazione, privandola della capacità di discernere tra vero e falso, giusto o sbagliato.

Più precisamente, Arendt afferma che «il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più».

Queste parole non siano per noi un solo un monito ma un invito all’azione.

Agire non per una parte, ma per fare la nostra parte, come le donne e gli uomini della resistenza.

Agire per far sì che non si ci siano guerre, crisi economiche né conflitti civili che creino comunità sfilacciate, persone isolate, legami fragili. Dobbiamo agire per rafforzare quei presidi di legalità, democrazia e socialità che generano valore tra i cittadini, dobbiamo rafforzare quella fiducia che lega gli uni con gli altri, che ci fa sentire parte della stessa cosa, che ci fa scegliere tra vero e falso, giusto e sbagliato.

A questo serve questa giornata. A ricordarci che siamo noi, con le nostre scelte, con le nostre parole, con le nostre politiche gli anticorpi della democrazia contro tutti i fascismi e tutti i nazionalismi che vediamo riemergere spavaldi in tutto il mondo.

A noi dico, custodiamo la memoria di questa giornata, celebriamo la sua storia ma sappiamo anche trasformarla in idea di futuro. Come Presidente di questa Regione, sento che quel pensiero è più vivo che mai. Essere eredi della Resistenza, oggi, significa costruire una società radicalmente alternativa a ogni forma di violenza e sopraffazione. Una Puglia che sia, ogni giorno, casa dell’uguaglianza, terra di lavoro e ponte di pace.

Così come fu per quei partigiani, che ebbero l’intelligenza e la lungimiranza qualche mese dopo quel 25 aprile 1945, di sedersi a un tavolo e di dare corpo a quell’idea di libertà per cui avevano combattuto, scrivendo la Costituzione Italiana.

Sia quella la nostra bussola e la nostra arma contro i rigurgiti neofascisti, i revisionismi nostalgici, i tentativi di minare la libertà che ci è stata consegnata. Sia quella la bandiera che sventoleremo ogni qualvolta ci sarà da difendere l’Italia libera, l’Italia antifascista, l’Italia democratica.

Buona festa della liberazione a tutta la Puglia”.

La Vieste en Rose