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La frana di Petacciato ha reso ancora più evidente la cesura incolmabile e le disomogeneità territoriali tra Nord e Sud del Paese

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La frana di Petacciato ha reso ancora più evidente la cesura incolmabile e le disomogeneità territoriali tra Nord e Sud del Paese.

La riattivazione della frana di Petacciato in Molise ha un impatto devastante su logistica, imprese e turismo nel nostro Mezzogiorno.

Oggi i giornali hanno dedicato solo dei trafiletti, corredati con rassicurazioni rituali della nostra Premier Giorgia Meloni, ad una gravissima crisi infrastrutturale e ad una interruzione che rischiano di bloccare i collegamenti per settimane, colpendo direttamente il sistema produttivo di beni e servizi del Sud.

L’aumento dei tempi di consegna e dei costi di trasporto, già drammaticamente gravati dal caro gasolio di questi tempi di guerra, crea un effetto domino su porti, interporti e filiere industriali. Per le imprese del Sud, soprattutto per le nostre filiere agroalimentari, significa perdita di competitività, ritardi nelle esportazioni e difficoltà negli approvvigionamenti.

Senza dimenticare l’impatto sul turismo, che vale il 15% del Pil in Puglia, la crisi infrastrutturale molisana arriva in un momento delicato: la dorsale adriatica è una via chiave per il turismo balneare, rischiamo disdette e un possibile calo di presenze nella stagione primaverile ed estiva.

Il mondo produttivo di Confindustria con il nostro presidente nazionale Orsini ha già lanciato l’allarme. Mi associo al suo appello: chiediamo interventi urgenti del Governo e una accelerazione sulla messa in sicurezza e sul ripristino della infrastruttura autostradale e ferroviaria con un piano straordinario che eviti il collasso logistico del Sud.

Senza collegamenti efficienti, il Mezzogiorno e la Puglia, che dipende quasi esclusivamente dal corridoio adriatico, rischiano un blocco economico sistemico, non solo un disagio temporaneo.

Le imprese pugliesi stanno già adattando la logistica a una rete “spezzata”.

La deviazione sulla dorsale tirrenica già usata per lunghe distanze ed export moltiplica i costi e tempi di congestione su nodi già saturi. La viabilità interna (Molise–Abruzzo) è una soluzione tampone per tratte medio-brevi, che mantiene parzialmente il corridoio

Adriatico, ma non è progettata per il traffico pesante e crea non pochi rischi per la sicurezza.

Le nostre aziende non possono sopportare il costo di anni di scarsa manutenzione, spesso solo reattiva e non preventiva, sui nostri assi viari: non è solo una emergenza, ma un fallimento del sistema infrastrutturale. Sono necessari dei ristori o delle compensazioni per i maggiori costi logistici che le imprese subiranno. Del resto in questi anni progressivamente le imprese hanno pagato pedaggi più alti per infrastrutture più lente e meno affidabili.

La frana di Petacciato ha reso ancora più evidente la cesura incolmabile e le disomogeneità territoriali tra Nord e Sud del Paese.

Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro è nella cabina di regia della Protezione Civile: ai nostri rappresentanti in Parlamento e ai nostri amministratori tutti chiedo che si facciano portavoce attivi delle nostre istanze di mobilità di persone e prodotti e di sviluppo con RFI e Autostrade.