
SINDACO NOBILETTI, IL TUO SQUALLORE NON CONOSCE LIMITI!
Vieste – Mai avrei voluto arrivare al punto di dover raccontare pubblicamente le mie vicissitudini personali, ma mi trovo costretta a farlo per difendere, per l’ennesima volta, l’onorabilità mia e dei miei cari e per ristabilire un principio di verità che in questo paese spesso viene distorta.
Negli ultimi quattro anni ho lasciato che passasse solo la SUA narrazione, sia perché volevo tutelare la mia attività commerciale, sia perché ci sono delle cause in corso e ritengo che quelle siano le sedi adeguate in cui discutere dei fatti. Ma adesso il vaso è colmo.
Dovete sapere che la diatriba tra la mia famiglia e quella del sindaco Nobiletti va avanti da decenni, da ben prima che lo stesso intraprendesse qualsivoglia carriera politica, per questioni di confini e terreni. Suo padre Giacinto infatti, che oggi viene fatto passare per vittima, è stato per anni (lo è tutt’ora) nostro carnefice, seminando rancori e litigi oltre che con noi, anche con tutto il vicinato presente in località Defensola, dove la famiglia Nobiletti risiede e ha un villaggio turistico.
Tutto nasce quando mio padre decide di comprare un appezzamento di terreno posto sull’area a confine con la rinomata Baia dei Colombi, alla quale l’accesso era garantito tramite un passaggio pedonale confinante con il nostro terreno.
Il padre del sindaco, che voleva acquistare quel terreno, ha sempre mal digerito la nostra presenza lì, finendo molto spesso, nel corso degli anni, in litigi e discussioni con mio padre.
Nonostante tutto mio padre, con grande sacrificio personale ed economico decide di realizzare li la nostra casa e degli appartamenti. Ottiene una licenza edilizia e realizza un manufatto con alcune difformità che non riuscì a condonare (nonostante corrispose al comune diversi milioni di lire). Si trovò in buona sostanza nella situazione in cui tantissimi viestani si trovarono e si trovano tutt’ora, con abusi edilizi mai condonati (condono 2004).
Non appena Giuseppe Nobiletti nel 2016 diventa sindaco, nonostante la sottoscritta abbia fortemente caldeggiato e sostenuto la sua candidatura (all’epoca non eravamo considerati dei delinquenti), guarda caso ci viene notificato dal Comune il preavviso del diniego del condono richiesto nel lontano 2004.
Mi viene notificato l’atto ed io, ormai adulta, dopo un primo momento di sbandamento, assieme a mio marito geometra, mi adopero affinché l’abuso commesso da mio padre 20 anni prima venga demolito per ripristinare quanto a suo tempo autorizzato.
Qui succede un fatto curioso per cui ad oggi siamo ancora in causa con il Comune di Vieste: nonostante mi prodighi a mie spese a demolire l’abuso, la mia comunicazione non viene mai riscontrata dal Comune, che invece dà seguito ad un’ordinanza di demolizione MAI NOTIFICATA ALLA PROPRIETARIA, di un abuso che di fatto io avevo già provveduto ad eliminare e, con le forze dell’ordine e senza alcun preavviso ci caccia di casa in una calda mattina di luglio, attivando le operazioni di demolizione ed attivando le procedure per impossessarsi dell’intero appezzamento di terreno di proprietà della mia famiglia.
Per questo avvenimento, che ci ha demolito
anche moralmente ed economicamente, siamo ancora in causa con Il Comune di Vieste e riteniamo di avere buone possibilità di vincere.
Mio padre che, in quel terreno, aveva investito tutta i sacrifici suoi e di mia madre, ha subìto uno choc talmente forte da portarlo al completo esaurimento e, da quel momento, si sottopone costantemente a cure psichiatriche oltre ad essersi vista riconosciuta l’invalidità permamente al 100%.
Il padre del sindaco, in tutto questo carrozzone di eventi disgraziati per la mia famiglia, da buon demonio quale è, ha più volte pensato bene di mostrarsi in atteggiamenti provocatori e di sbeffeggio nei confronti della nostra famiglia e in particolar modo di mio padre che, da persona instabile mentalmente, in un paio di occasioni lo ha aggredito verbalmente.
La violenza va condannato senza se e senza ma e dunque sono io la prima a condannare qualunque gesto violento, ma contestualizzando la questione, dovrebbero riconoscersi tutte le attenuanti per una persona affetta di infermità mentale che viene provocata incessantemente da 24 anni e che adesso si sente anche dire: “Hai visto come ti ho ridotto?”.
VI HO SPIEGATO TUTTO QUESTO, E VI RINGRAZIO SE AVETE AVUTO LA PAZIENZA DI LEGGERE FINO AD ORA, SOLO PER SOTTOLINEARE QUANTO MISERA, SQUALLIDA E OPPORTUNISTA SIA LA NARRATIVA MESSA IN PIEDI DAL SINDACO NOBILETTI, CHE RACCONTA DI AGGRESSIONI SUBITE DAI SUOI FAMILIARI A CAUSA DEL SUO RUOLO POLITICO.
LA SUA ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA NON C’ENTRA NULLA CON TUTTO QUESTO E IL TENTATIVO DI STRUMENTALIZZARE UNA VICENDA LEGATA A SUO PADRE PER GUADAGNARE VISIBILITÀ, LO QUALIFICA SIA COME UOMO CHE COME POLITICO.
SE ALLA DECENZA CI FOSSE UN LIMITE, IL SINDACO NOBILETTI LO AVREBBE ABBONDANTEMENTE SUPERATO.
Nel frattempo le nostre vicissitudini legali vanno avanti e le nostre giornate proseguono cercando di guadagnarci da vivere onestamente, convivendo con i tanti problemi che questa gentaglia ci ha creato.
Spero solo che anche la verità giuridica venga presto a galla: ci sembra di vivere un incubo e questa gogna mediatica gratuita sinceramente pensiamo proprio di non meritarla dopo tutto quello che abbiamo subìto.
A te invece dedicherò queste poche parole…
Mi hai portato via la casa, mi ha portato via la mia attività commerciale, per colpa tua sono caduta in depressione e mi sono fatta del male. Con fatica mi sono ripresa e adesso che finalmente sto meglio, non ti permetterò di turbare ancora la mia vita. MAI PIÙ.
Grazie per la vostra pazienza amici. Percepisco nei vostri sguardi la vostra solidarietà, che ci dà forza per tenere duro e resistere fino al giorno in cui la verità sarà chiara a tutti.
Carmela Pecorelli


