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Il tumore al colon, il caso James Van Der Beek e il valore della diagnosi precoce

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La scomparsa di James Van Der Beek ha riacceso l’attenzione sul tumore del colon-retto, una patologia molto diffusa che può colpire anche chi conduce uno stile di vita sano e che viene spesso diagnosticata in fase avanzata. Il tumore si sviluppa nell’intestino crasso a causa della crescita incontrollata delle cellule della mucosa e, nelle fasi iniziali, può essere silenzioso. Individuarlo precocemente aumenta in modo significativo le possibilità di cura.

È tra i tumori più frequenti nei Paesi occidentali e una delle principali cause di morte oncologica. In Italia, nel 2024, si sono registrate oltre 48mila nuove diagnosi. Colpisce soprattutto tra i 60 e i 75 anni, ma i casi tra gli under 50 sono in crescita. I sintomi più comuni includono sangue nelle feci, anemia, stanchezza persistente, perdita di peso e cambiamenti dell’alvo, segnali spesso sottovalutati.

I fattori di rischio comprendono alimentazione povera di fibre, sedentarietà, obesità, fumo, predisposizione genetica e alcune malattie infiammatorie intestinali. In molti casi il tumore nasce dalla trasformazione maligna di polipi. Per questo la prevenzione è fondamentale e passa da uno stile di vita sano e dall’adesione ai programmi di screening, come il test del sangue occulto nelle feci e la colonscopia, che consentono di individuare lesioni precancerose.

Le cure dipendono dallo stadio della malattia e possono prevedere chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Negli ultimi anni si sono affermate anche terapie mirate e immunoterapia, scelte in base alle caratteristiche del tumore, con l’obiettivo di migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti.

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