Politica Capitanata

Manfredonia-Monte Sant’Angelo, il bando ASI di concessione di 30 anni divide: “Sviluppo vero o solo depositi senza lavoro?”

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L’intervento di Massimo Ciuffreda sul nuovo avviso pubblico per oltre 50mila mq di suolo industriale. Il timore: “Rischiamo di svendere il territorio per pochi posti di occupazione. Serve un tavolo di concertazione”.

MANFREDONIA – Oltre cinquantamila metri quadrati di suolo, un vincolo trentennale e una domanda che pesa come un macigno sul futuro dell’area industriale tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo: a cosa servono davvero queste assegnazioni se non producono lavoro? A sollevare il caso è Massimo Ciuffreda, che affida ai social una disamina amara e preoccupata in merito all’ultimo bando pubblicato dal Consorzio ASI di Foggia.

I numeri del bando

La procedura, datata 21 novembre 2025 (CIG B91F3B20D4), prevede l’assegnazione del diritto di superficie per 30 anni su un’area complessiva di 51.700 metri quadrati ricadente nel Comune di Monte Sant’Angelo (fogli catastali 185 e particelle annesse). La base d’asta è fissata a 547.503,00 euro (oltre IVA). Sulla carta, un’operazione tecnica per valorizzare il patrimonio consortile. Ma è proprio sulla “visione” dietro questa operazione che si accende lo scontro. Il Consorzio fa cassa, ma senza nessuna ricaduta occupazionale per Manfredonia e Monte Sant’Angelo che vedranno sottratti 51.700 metri quadrati di suolo industriale come “semplice” deposito. Perchè non provare a dare spazio a nuove aziende in quell’aria?

“Un mega piazzale senza operai”

Ciuffreda, intervenendo nella doppia veste di operaio e sindacalista, non usa mezzi termini. Il rischio, denuncia, è trasformare un’area strategica, potenzialmente vocata alla retro-portualità e all’industria di trasformazione, in un enorme “deposito”.

“La sensazione è sempre più chiara” – scrive Ciuffreda – “rischiamo di trasformare un’area strategica in un mega piazzale di stoccaggio e movimentazione con pochissima ricaduta reale in termini di occupazione”.

Il timore è quello di vedere replicato un copione già visto in molte zone industriali del Mezzogiorno: capannoni enormi, logistica “povera”, consumo di suolo e pochissimi addetti. “Io quelle strade le percorro spesso” – incalza Ciuffreda – “e ogni giorno mi chiedo: ma tutte queste aree che non creano posti di lavoro sono davvero utili al territorio?“.

L’ipoteca trentennale sul futuro, bloccare un’area che potrebbe contenere aziende

Il punto critico sollevato non riguarda la legittimità del bando, bensì la strategia politica ed economica. Assegnare un diritto di superficie per tre decenni significa bloccare quella porzione di territorio per una generazione intera. Senza vincoli occupazionali stringenti o clausole che favoriscano insediamenti ad alto valore aggiunto, il territorio rischia di restare “spettatore”.

Lo sviluppo non è un cartello con scritto “zona industriale” – attacca Ciuffreda –”Sviluppo è quando arrivano imprese serie, si creano filiere, si investe in trasformazione e si assumono persone del posto. Altrimenti è solo spazio consumato“.

L’appello alla politica e ai territori

L’intervento si chiude con una richiesta precisa rivolta alle istituzioni locali e ai decisori politici: evitare che tutto passi sotto silenzio. Ciuffreda invoca un cambio di passo che coinvolga i Consigli comunali, i sindacati e le associazioni di categoria, che finora sembrano essere rimasti fuori da decisioni così impattanti.

“Serve un tavolo di concertazione serio, pubblico e permanente. Basta bandi senza visione”, conclude.

Mentre l’area industriale di Manfredonia/Monte Sant’Angelo cerca ancora una sua definitiva vocazione post-Enichem, il dibattito è aperto: svendere spazi per fare cassa subito o attendere progetti capaci di fermare l’emorragia di giovani che lasciano il territorio? La risposta sta, forse, in quei 30 anni di vincolo che ora attendono un aggiudicatario.

Ci riallacciamo ad un tema sollevato qualche giorno fa, la votazione lampo della nuova governance di Consorzio ASI, senza considerare le richieste di rinvio dei sindaci delle aree interessate, che ha tenuto fuori dal consorzio membri di Manfredonia e Monte Sant’Angelo nonostante siano i territori che “subiranno” le decisioni dello stesso consorzio su territori propri è politicamente grave. La politica locale permette di decidere dei nostri territori a persone che non vivono questo territorio e che quindi decidono per mere convenienze di bilancio piuttosto che per sviluppare aree industriali che dovrebbero aumentare posti di lavoro e non aree di parcheggio.


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