Chi era Paolo Mendico: passioni, sogni e il legame con i genitori Simonetta e Giuseppe

La storia di Paolo Mendico, quattordicenne di Santi Cosma e Damiano, ha profondamente colpito l’Italia. Un ragazzo pieno di passioni, legatissimo alla famiglia e con un talento naturale per la musica, che sognava un futuro sul palco. La sua vicenda ha aperto un dibattito nazionale sul ruolo delle scuole, sull’ascolto dei più giovani e sulla necessità di riconoscere i segnali di disagio.
Chi era davvero Paolo? Quali erano i suoi sogni? E cosa raccontano la sua famiglia e gli accertamenti successivi? Scopriamolo insieme.
Chi era Paolo Mendico: passioni, sogni e il legame con la famiglia
Paolo Mendico era un ragazzo solare, curioso, con una sensibilità che emergeva soprattutto attraverso la musica. Suonava più strumenti, dal basso alla chitarra fino alla batteria, una passione che aveva ereditato dal padre Giuseppe. Amava ascoltare artisti italiani storici, da Lucio Battisti ai Nomadi, e spesso immaginava di poter un giorno salire su un palco come musicista professionista.
La sua quotidianità era fatta di momenti semplici ma preziosi: le uscite a pesca con il papà, il tempo trascorso con il fratello Ivan, la vicinanza costante della madre Simonetta. Una famiglia unita, che lo ha sempre sostenuto e che oggi continua a raccontare chi fosse davvero Paolo, oltre le cronache e oltre il dolore.
Il suo percorso scolastico si intrecciava con le sue passioni. Frequentava l’Istituto Tecnico Pacinotti e si preparava a iniziare il secondo anno, con la speranza di costruire un futuro che potesse includere la musica e nuove opportunità.
Il contesto scolastico e le segnalazioni della famiglia: cosa è emerso
Dopo la sua morte, la famiglia ha raccontato che Paolo avrebbe vissuto situazioni difficili già dalle scuole elementari. Episodi che, secondo i genitori, avrebbero coinvolto prese in giro, derisioni e momenti di forte disagio. La madre e il padre hanno spiegato di aver più volte segnalato comportamenti problematici, senza però ottenere risposte che ritenessero adeguate.
La Procura di Cassino ha aperto un’indagine per chiarire il contesto in cui Paolo viveva e per comprendere se ci siano state mancanze o sottovalutazioni. Il Ministero dell’Istruzione ha disposto ispezioni nelle scuole frequentate dal ragazzo, che hanno portato a provvedimenti disciplinari.
Il fratello Ivan ha espresso con forza il desiderio che la storia di Paolo possa servire a sensibilizzare le scuole sull’importanza di ascoltare i ragazzi, anche quando sembrano forti o indipendenti. Ogni gesto, ogni parola, può avere un peso enorme nella vita di un adolescente.
Il diario, le testimonianze e le domande ancora aperte
Un elemento centrale dell’inchiesta è il diario di Paolo, in cui il ragazzo avrebbe annotato pensieri, emozioni e situazioni che lo avevano turbato. La famiglia ha affidato l’analisi delle pagine a una psicologa e grafologa forense, che ha evidenziato uno stato d’animo complesso, fatto di frustrazione, senso di isolamento e difficoltà nel sentirsi compreso.
I diari di Paolo Mendico, suicida a 14 anni: le ripetizioni che costavano troppo e le parole della prof. La preside sospesa tre giorni https://t.co/W0WWoPbtmu
— Corriere della Sera (@Corriere) January 23, 2026
Tra le annotazioni emergono episodi legati alla scuola, come la delusione per un rimando in matematica e la percezione di essere trattato in modo ingiusto rispetto ad altri compagni. L’esperta ha sottolineato come alcune frasi scritte in terza persona possano indicare un tentativo di distacco emotivo, un segnale di sofferenza che merita attenzione.
Gli inquirenti stanno valutando ogni dettaglio, compreso il fatto che Paolo avesse programmato un’attività con un amico online per la sera successiva. Un elemento che apre interrogativi su cosa possa essere accaduto nelle ore precedenti e su quali fattori abbiano inciso sul suo stato emotivo.