Cronaca ItaliaSpettacolo Italia

Chi era Matteo Franzoso: età, carriera e come è morto il talento dello sci azzurro

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

La morte di Matteo Franzoso, avvenuta il 15 settembre a soli 25 anni, ha scosso profondamente il mondo dello sci italiano. Il giovane atleta, considerato uno dei prospetti più promettenti della velocità azzurra, è scomparso dopo un grave incidente durante un allenamento sulla pista di La Parva, in Cile.

Una notizia che ha lasciato attoniti compagni di squadra, tecnici e appassionati, colpiti dalla perdita di un ragazzo solare, determinato e nel pieno della sua crescita sportiva.

Chi era Matteo Franzoso? Quali traguardi aveva raggiunto nella sua carriera? E cosa è accaduto davvero quel giorno in Cile? Scopriamolo insieme.

Chi era Matteo Franzoso: età, origini e l’ascesa nel mondo dello sci

Matteo Franzoso era nato nel 1999 e avrebbe compiuto 26 anni il giorno successivo alla sua morte. Cresciuto sciisticamente al Sestriere, era entrato giovanissimo nel giro delle competizioni internazionali, distinguendosi per talento e costanza. Il suo percorso agonistico lo aveva portato a far parte del gruppo dei velocisti della nazionale italiana, specializzandosi in discesa libera, superG e combinata.

Il suo nome aveva iniziato a circolare con insistenza nel 2020, quando aveva sfiorato il podio ai Mondiali Junior di Narvik, chiudendo quarto in discesa. Da lì era iniziata una scalata continua: l’esordio in Coppa Europa nel 2017, la prima vittoria nel circuito nel 2021 a Zinal, in Svizzera, e il debutto in Coppa del Mondo nello stesso anno, nel superG della Val Gardena.

In totale aveva collezionato 17 presenze nel massimo circuito, con un miglior piazzamento ottenuto nel superG di Cortina d’Ampezzo nel gennaio 2023. Nello stesso anno aveva conquistato anche il titolo italiano nella combinata, confermando il suo valore e la sua versatilità.

Dietro ai risultati c’era un ragazzo appassionato, sempre sorridente, molto legato ai compagni e alla famiglia. Chi lo conosceva lo descriveva come un giovane determinato, capace di affrontare sacrifici e trasferte con entusiasmo e spirito di squadra.

L’incidente in Cile: cosa è successo sulla pista di La Parva

Il 6 settembre Matteo era arrivato a La Parva insieme al gruppo dei velocisti azzurri per una sessione di allenamenti in vista della nuova stagione. Le condizioni della pista erano buone e il programma prevedeva una serie di prove tecniche su un tracciato impegnativo ma abituale per gli atleti di alto livello.

Durante una discesa, però, qualcosa è andato storto. Matteo ha affrontato male un piccolo salto nella parte alta del percorso, perdendo l’equilibrio e venendo sbalzato in avanti. La caduta è stata violentissima: ha superato due file di reti di protezione e ha impattato contro una staccionata posizionata diversi metri fuori dal tracciato.

I soccorsi sono stati immediati. L’elisoccorso lo ha trasportato d’urgenza in una clinica di Santiago del Cile, dove è stato ricoverato in terapia intensiva e mantenuto in coma farmacologico. Il trauma cranico riportato era però troppo grave e nelle ore successive si è sviluppato un edema cerebrale che i medici non sono riusciti a contenere.

La notizia della sua morte è arrivata nella serata del 15 settembre, lasciando sgomenta l’intera Federazione Italiana Sport Invernali. Il presidente Flavio Roda ha parlato di “una tragedia che colpisce tutto il movimento”, chiedendo rispetto e vicinanza per la famiglia.

Carriera, vita privata e il ricordo di chi a conosciuto Matteo Franzoso

Matteo Franzoso era un atleta nel pieno della maturazione sportiva. Aveva ancora davanti a sé anni di crescita e la possibilità concreta di affermarsi stabilmente in Coppa del Mondo. La sua carriera, iniziata da bambino sulle piste del Sestriere, era stata costruita con impegno e dedizione, passo dopo passo.

Fuori dalle gare era un ragazzo semplice, molto legato ai genitori e agli amici di sempre. Amava la montagna, la musica e la vita all’aria aperta. Chi lo ha conosciuto ricorda il suo sorriso contagioso, la gentilezza e la capacità di creare un clima positivo anche nei momenti più tesi delle competizioni.

Il gruppo dei velocisti, con cui aveva condiviso allenamenti e trasferte, lo ha ricordato come un compagno leale, sempre pronto a sostenere gli altri. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme in una squadra che negli ultimi anni aveva già affrontato altre perdite dolorose.

Oggi il suo nome resta legato non solo ai risultati ottenuti, ma anche alla passione con cui ha vissuto lo sport. Una passione che lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno.