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Chi è Ada Covino: la donna con SLA che ha ottenuto il via libera al suicidio assistito

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La storia di Ada Covino ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema del diritto all’autodeterminazione per le persone affette da malattie neurodegenerative. A 44 anni, dopo mesi di valutazioni e un ricorso presentato al Tribunale di Napoli, Ada ha ottenuto il parere favorevole del Comitato etico per accedere al suicidio assistito, diventando una delle prime persone in Italia a ricevere questo riconoscimento.

La sua vicenda è quella di una donna che ha vissuto molte vite in una sola, passando da Napoli all’Emilia-Romagna, da lavori diversi a un impegno costante nel volontariato, fino alla diagnosi di SLA che ha cambiato tutto tranne la sua determinazione.

Chi è Ada Covino? Qual è stato il percorso che l’ha portata a questa decisione? E come la sua voce, oggi affidata alla sorella Celeste, è diventata un messaggio pubblico? Scopriamolo insieme.

Ada Covino: una vita costruita tra indipendenza, lavoro e impegno verso gli altri

Ada Covino nasce a Napoli nel 1980 e fin da giovanissima sente forte il bisogno di autonomia. A 18 anni lascia la casa di famiglia e si trasferisce a Forcella, dove impara a conoscere la sua città con occhi nuovi, come se fosse una turista incantata dai vicoli e dalla loro storia. Dopo il diploma in lingue, inizia a lavorare in diversi settori, accumulando esperienze che lei stessa definisce tasselli di umanità.

A 25 anni si trasferisce a Bologna e poi in un piccolo paese dell’Appennino tosco-emiliano, dove vive un periodo di grande serenità. Lavora prima in Unieuro, diventando responsabile di settore, poi come merchandiser per Candy Hoover, seguendo l’intera Emilia-Romagna. A 34 anni apre una carpenteria in ferro insieme al marito, ma nel 2017 matrimonio e attività si interrompono.

Il ritorno a Napoli segna una svolta. Ada decide di dedicarsi agli altri e diventa operatrice socio-sanitaria, un lavoro che ama profondamente. Parallelamente si impegna nel volontariato: aiuta famiglie in difficoltà, sostiene bambini colpiti dal terremoto di Concordia, si occupa di cani randagi e offre supporto a chiunque ne abbia bisogno, spesso in silenzio, senza associazioni alle spalle.

Una vita ricca, fatta di relazioni, lavoro e un profondo senso di responsabilità verso il mondo che la circonda.

La diagnosi di SLA e la battaglia legale che ha portato al parere favorevole

Nel 2024 arriva la diagnosi di SLA, una malattia che in pochi mesi le toglie la parola e la capacità di camminare. Ada comunica attraverso un puntatore oculare e vive grazie all’assistenza costante dei familiari. La malattia avanza rapidamente, rendendo impossibile ogni gesto quotidiano senza aiuto.

Dopo un primo diniego dell’Asl, Ada — inizialmente identificata con il nome “Coletta” — presenta ricorso al Tribunale di Napoli tramite il collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni. Durante l’udienza si concorda una nuova valutazione, che porta il Comitato etico a riconoscere che Ada possiede tutti i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale per accedere al suicidio assistito.

Quando la sorella Celeste le legge il parere favorevole, Ada descrive la sensazione come un peso che scivola via. In un messaggio diffuso dall’Associazione Coscioni, afferma:

«La SLA ha perso, io ho vinto. Da oggi sono legalmente padrona della mia vita e del mio corpo».

L’Asl comunica l’avvio delle fasi successive previste dalla normativa: individuazione del farmaco e delle modalità di autosomministrazione. Per Ada, non si tratta di un privilegio, ma di un diritto riconosciuto dal nostro ordinamento, come sottolinea anche l’avvocata Gallo, che parla di “pieno riconoscimento del suo diritto costituzionale a decidere sul proprio corpo e sulla propria vita”.

La voce di Ada Covino e il ruolo della sorella Celeste: un messaggio che diventa pubblico

Ada non può più parlare, ma ha scelto di non restare in silenzio. Nei giorni precedenti alla decisione del Comitato etico, ha diffuso un video in cui racconta la sua storia, letto dalla sorella Celeste. È un gesto di grande coraggio, perché fino a quel momento aveva mantenuto l’anonimato.

Nel video, Ada parla della sua vita, del suo lavoro, del suo impegno verso gli altri e della malattia che le ha tolto tutto tranne la lucidità e la volontà di decidere. Racconta la paura di un dolore senza controllo e la necessità di poter scegliere un percorso dignitoso.

La sua storia diventa così un caso nazionale, non solo per la battaglia legale, ma per la forza con cui Ada rivendica il diritto di autodeterminazione, sperando che altre persone nella sua stessa condizione possano un giorno esercitare questo diritto senza dover affrontare mesi di ricorsi e ostacoli.

Il suo messaggio finale è un invito alla serenità e al rispetto:

«Auspico che ogni essere umano possa un giorno esercitare questo diritto senza dover lottare fino all’ultimo respiro»

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