Disservizi su tutte le strade. E adesso anche il mare: estate sabotata sulla Riviera Sud

Disservizi su tutte le strade. E adesso anche il mare: estate sabotata sulla Riviera Sud
Manfredonia – Luglio 2025
Turismo, accoglienza, sviluppo. Parole che restano scritte nei piani istituzionali, ma che sulla Riviera Sud si scontrano con una realtà impietosa: strade dissestate, cantieri ovunque, deviazioni continue e adesso anche il mare… vietato.
Non si tratta più solo di disservizi. Qui si sta compromettendo l’intera stagione. Qui si sta uccidendo, pezzo dopo pezzo, la credibilità turistica di un’intera costa.
Strade: nessuna via di accesso è davvero percorribile con serenità
Tre su tre. Le principali arterie di collegamento sono tutte in condizioni critiche:
- La SP141, chiusa da mesi per un ponte a rischio crollo, con promesse di riapertura mai mantenute.
- La strada alternativa Zapponeta–Trinitapoli, ora anch’essa oggetto di lavori, con carreggiate ristrette e mezzi in manovra proprio nei giorni di massimo afflusso.
- La litoranea Manfredonia–Sciale delle Rondinelle, teoricamente la più diretta, fa letteralmente pietà: buche, asfalto rovinato, segnaletica scolorita, condizioni da terzo mondo.
“Il turista arriva già stressato. Il lavoratore arriva in ritardo. Il trasportatore non riesce a rispettare gli orari.
E noi dobbiamo chiedere scusa per colpe che non sono nostre.”
E ora anche il divieto di balneazione: il colpo di grazia
Come se non bastassero le difficoltà sulla terraferma, è arrivato anche il divieto temporaneo di balneazione nel tratto tra Marina del Gargano e la foce del Candelaro.
Le analisi hanno rilevato parametri fuori norma, e le autorità hanno imposto lo stop ai bagni.
Una misura obbligata, certo. Ma che dimostra ancora una volta l’assenza di prevenzione, controllo, programmazione.
“Abbiamo un mare bellissimo. Ma in piena estate, lo chiudiamo. E nessuno ci spiega quando tornerà accessibile. Nessuno ci dà strumenti per gestire il danno.”
Non è emergenza. È sabotaggio.
A questo punto non si può più parlare di emergenze occasionali.
Non si tratta di una sfortuna o di coincidenze tecniche.
Qui c’è un sistema che non funziona.
Qui c’è un territorio che non viene ascoltato né tutelato.
Qui si sabotano, sistematicamente, le possibilità di lavorare e crescere.
Non tutti sono pronti ad andare via. Ma molti lo stanno pensando.
Questa frase risuona forte in ogni riunione tra imprenditori, in ogni messaggio tra colleghi.
Non per mancanza di amore verso la propria terra, ma perché non si può più lavorare così.
Chi crea lavoro, paga le tasse, accoglie famiglie, garantisce servizi, investe in formazione e sicurezza ha diritto a strade percorribili e a un mare balneabile.
Se nemmeno questo viene assicurato, allora la fuga diventa un’opzione reale.
E quando chi crede in un territorio comincia a guardare altrove,
non è più solo una crisi. È un fallimento collettivo.
Un operatore turistico