Attualità CapitanataEventi Italia

Gratteri a Manfredonia, la lettera della 18enne Chiara, studentessa dell’Ite Toniolo

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

Cos’è la Mafia? 

Mi chiamo Chiara Falcone, ho 18 anni. Non so cosa sia la Mafia, però la vivo ogni giorno.

Può sembrare contraddittorio, ma adesso mi spiego meglio.

Ciò che ho imparato negli anni è che la mafia non è solo un insieme di organizzazioni criminali: ma è un fatto culturale.
La mafia è il funzionario comunale che chiude un occhio, è il ragazzo che compra un po’ d’erba per far serata con gli amici, è il prete che non guarda al di là della propria parrocchia.

Ma perché “ mafia”? Beh, si potrebbe dire che ha i suoi vantaggi(ironia), così i migranti possono essere usati meglio, sfruttati, usati per prostituirsi, nel silenzio della gente…  perché mafia? … perché la mafia è omertà e qui ce n’è tanta…perché si deve pagare il pizzo, su tutto, e la mafia esporta droga… ovunque. 

Il problema? L’indifferenza.

Essa, è un grande alleato della criminalità. Forse il più grande

L’indifferenza dei giovani, ad esempio.

Quante volte dalla nostra bocca è uscita la frase “la politica non mi interessa”.

La cruda verità è che la Mafia fa leva proprio sui giovani, soprattutto fra i più poveri e soli per attirarli con guadagni facili. Ma c’è qualcosa di più. L’organizzazione mafiosa non garantisce solo il lavoro, ma il rispetto, il potere, un’identità. I minori scelgono la mafia perché spesso non hanno altro, per questo è lo Stato che deve fare la lotta alla Mafia. Ma il problema è proprio qui, lo Stato, perché la politica dimentica i giovani, e nel frattempo, i giovani si dimenticano della politica.

Al contrario, invece, non si può pensare che essere anti-mafiosi significhi conoscere e interpellare le icone dell’antimafia. Non basta mettere un like su Facebook, per sentirsi dalla parte dei giusti. Non basta pubblicare la fotografia di Falcone e Borsellino, o ricordare Peppino Impastato. Non solo non è sufficiente, è per l’appunto comodo e riduttivo. Ecco, per essere anti-mafiosi bisogna fare un po’ di più.

Paolo Borsellino diceva: “Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Questa frase racchiude tutta l’importanza e la necessità di informare i giovani studenti delle scuole. Sin da piccoli è necessario avvicinarli alla legalità, far sì che questo tema, diventi una consuetudine scolastica e di vita sociale.

La più grande nemica della mafia è la conoscenza, la cultura, i mezzi di comunicazione. Lo diceva anche Peppino Impastato, “alla sottocultura mafiosa si risponde con la cultura dell’impegno e della coscienza”. Ci ha fatto comprendere che la conoscenza e l’informazione siano i presupposti per impedire la nascita delle mafie. Prima ancora che un fenomeno criminale, le mafie sono fenomeni culturali. E alla sottocultura mafiosa si risponde con la cultura dell’impegno e della consapevolezza

La scuola, secondo me, possiede tutti i mezzi e gli strumenti umani e tecnologici per istruire e far capire l’importanza delle regole e della legalità ai giovani. Legalità significa giustizia, libertà, rispetto, uguaglianza e coraggio. Si deve far capire ai giovani che saranno i futuri capaci di esprimere le proprie opinioni liberamente, avendo il coraggio di non abbassare la testa di fronte alle ingiustizie, alle prepotenze e soprattutto all’illegalità.

Promo Maiorano