Il caso di Liliana Resinovich torna al centro della cronaca nazionale con nuovi interrogativi sulla morte della 63enne triestina.Le notizie diffuse oggi, 19 ottobre 2026, riportano l’individuazione di tre profili genetici maschili sconosciuti sui reperti esaminati dagli esperti. Gli inquirenti hanno rinvenuto le tracce sui jeans della donna, su un sacco nero, su un capello trovato nella maglia e sul cordino delle chiavi. Gli investigatori hanno rivelato uno dei profili convenzionalmente con la sigla “Ancona 1”, alimentando nuovi interrogativi sull’identità del soggetto. I risultati emergono dalla perizia depositata il 10 ottobre presso la Procura di Trieste.
La scomparsa di Liliana risale al 14 dicembre 2021, il ritrovamento del cadavere, invece, al 5 gennaio 2022 nel parco dell’ex ospedale psichiatrico. Gli investigatori dovranno ora chiarire se le tracce genetiche siano riconducibili a contatti significativi oppure a contaminazioni accidentali. Nessuno dei tre profili sembrerebbe appartenere al marito Sebastiano Visintin, attualmente indagato per omicidio. La scoperta riaccende il confronto tra l’ipotesi del suicidio e quella dell’omicidio. Un passaggio importante potrebbe esserci il prossimo 30 ottobre, quando saranno discusse le conclusioni degli esperti.
Il mistero di Ancona 1 e le nuove risultanze della perizia
Secondo quanto riportato nelle ultime ore, gli investigatori hanno individuato il primo DNA sconosciuto sui jeans di Liliana e su uno dei sacchi neri che avvolgevano la parte inferiore del cadavere. Le tracce potrebbero appartenere allo stesso soggetto maschile, la cui identità rimane sconosciuta. Il secondo profilo, denominato “Ancona 1”, proviene invece da un capello rinvenuto nella manica sinistra della maglia della vittima.
Gli inquirenti hanno isolato il terzo DNA sul cordino che teneva insieme tre chiavi custodite in una tasca interna della borsetta. Resta da stabilire quando queste tracce siano state depositate e se abbiano un collegamento con la morte della donna. Particolare attenzione è stata riservata anche al cordino che stringeva i sacchetti di plastica attorno al collo di Liliana. Su questo reperto gli esperti hanno individuato esclusivamente il DNA della vittima, senza rilevare tracce genetiche attribuibili al marito.
La permanenza del materiale a contatto con i liquidi della decomposizione potrebbe tuttavia aver compromesso la conservazione di eventuali microtracce. Gli accertamenti non hanno inoltre permesso di stabilire se il cordino provenisse dall’abitazione condivisa dai coniugi. Per gli avvocati di Visintin, l’assenza del DNA dell’indagato sui reperti esaminati lascia aperta l’ipotesi del suicidio. Una ricostruzione contestata dai familiari e dalle persone vicine a Liliana.
Liliana Resinovich: un mistero ancora senza fine
Intervenuta nella trasmissione Storie Italiane su Rai 1, un’amica di Liliana ha ribadito di non credere al suicidio. Secondo la sua convinzione, la donna sarebbe stata vittima di un’aggressione e successivamente uccisa. La perizia ha fatto emergere anche altri elementi, tra cui l’assenza sulle scarpe di tracce del terreno del luogo del ritrovamento. Un particolare che potrebbe essere compatibile con l’ipotesi di uno spostamento del corpo, ma che necessita di ulteriori valutazioni.
Restano inoltre da chiarire alcune difformità tra un maglione sequestrato a Sebastiano e quello visibile nei filmati registrati con una GoPro il giorno della scomparsa. Gli esperti hanno precisato che le immagini disponibili mostrano soltanto parzialmente l’indumento. Le indagini proseguono quindi tra accertamenti genetici, analisi dei reperti e ricostruzioni ancora contrastanti. Il prossimo appuntamento giudiziario è fissato per il 30 ottobre, quando la perizia sarà discussa davanti al giudice. La domanda centrale resta però ancora senza risposta: che cosa accadde realmente a Liliana Resinovich?

Fonti verificate: Virgilio Notizie, 19 ottobre 2026; Quotidiano Nazionale, 17 ottobre 2026; RaiNews, 13 ottobre 2026. Le novità sono state rilanciate oggi, mentre la perizia risale al 10 ottobre.

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