Morte per Ricina: individuato il possibile vettore

Giallo di Pietracatella: gli investigatori avrebbero individuato il possibile alimento attraverso cui la ricina è arrivata a tavola.

Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita hanno perso la vita a Pietracatella a dicembre 2025 a causa di un avvelenamento per ricina. A distanza di mesi, l’inchiesta sembra vedere una possibile svolta sul modo in cui le due donne hannoa ssunto la sostanza.
Gli investigatori avrebbero infatti individuato il cosiddetto “vettore”, che ha fatto sì che la tossina arrivasse a tavola.
Le indiscrezioni riguardano in particolare gli alimenti che gli inquirenti hanno sequestrato nell’abitazione della famiglia Di Vita.
Su circa 70 campioni alimentari gli addetti ai lavori del Robert Koch Institute di Berlino hanno effettuato gli opportuni accertamenti.
Gli esperti tedeschi ora hanno il compito di cercare tracce della sostanza che ha provocato la morte delle due donne.
Le prime indiscrezioni parlano di anomalie riscontrate proprio nei reperti alimentari, ma manca ancora la conferma ufficiale.
La Procura di Larino attende infatti le conclusioni formali degli specialisti tedeschi prima di trarre conseguenze investigative definitive.
Intanto l’inchiesta procede per duplice omicidio premeditato e resta formalmente contro ignoti; il punto decisivo resta ora capire quale alimento abbia veicolato la ricina e come la sostanza sia stata introdotta.

Gli alimenti sotto esame e la possibile svolta

Secondo le informazioni emerse nelle ultime ore, gli investigatori avrebbero individuato il possibile vettore della ricina tra gli alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella. Le analisi condotte a Berlino avrebbero evidenziato elementi anomali riconducibili alla tossina, anche se la relazione conclusiva del Robert Koch Institute non è stata ancora consegnata alla Procura.

Il dato è particolarmente importante perché consentirebbe di restringere il campo delle ipotesi: non si tratterebbe più soltanto di stabilire che Antonella e Sara hanno assunto la ricina, circostanza già confermata dalle autopsie, ma di ricostruire attraverso quale alimento o bevanda la sostanza sia arrivata a tavola.

La cautela, però, resta necessaria. La Procura ha già precisato in passato che non risultava ancora una comunicazione ufficiale sulla positività di un alimento e che gli accertamenti tedeschi erano ancora in corso.

L’inchiesta continua

Il fascicolo aperto dalla Procura di Larino ipotizza il duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno ed è ancora contro ignoti. A settembre la Procura ha inoltre chiesto una proroga di sei mesi delle indagini, proprio per completare gli accertamenti scientifici e testimoniali.

Negli ultimi giorni gli investigatori hanno ascoltato nuovamente diverse persone, mentre sul fronte scientifico si attendono le conclusioni definitive del laboratorio tedesco.

Se il “vettore” venisse confermato ufficialmente, sarebbe un passaggio fondamentale per ricostruire quando, dove e in che modo la ricina sia entrata nella catena alimentare della famiglia. Ma, almeno per ora, il nome dell’alimento non è stato reso pubblico e nessuna responsabilità penale può essere attribuita sulla base delle sole indiscrezioni.

Fonte: Facebook

FONTI:

Virgilio Notizie

Rai News

Adnkronos

Ansa

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