Morte a Pietracatella, Di Vita avrebbe confessato il tradimento

Nuovi elementi nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate a Pietracatella.

Emergono nuovi particolari nel giallo della ricina che, nel dicembre 2025, ha sconvolto la comunità di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Al centro dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, appena 15enne, si fa sempre più strada l’ipotesi di un possibile movente sentimentale, sebbene gli investigatori non abbiano ancora individuato responsabilità per il duplice omicidio.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, marito e padre delle vittime, avrebbe ammesso di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con un’amica di lunga data, a sua volta sposata. L’ammissione sarebbe arrivata dopo diverse audizioni davanti agli investigatori. Anche la donna, un’insegnante, avrebbe confermato il rapporto nel corso degli approfondimenti condotti dalla Procura di Larino.

L’incontro del 22 dicembre e i messaggi con Antonella

Uno degli elementi sui quali si concentra l’attenzione degli inquirenti riguarda il marito della donna con cui Di Vita avrebbe avuto la relazione. L’uomo, tecnico di laboratorio presso un istituto agrario di Riccia, avrebbe incontrato Antonella Di Ielsi il 22 dicembre 2025, nello studio di Campobasso condiviso dalla vittima con il marito.

Una circostanza significativa dal punto di vista investigativo, poiché l’incontro sarebbe avvenuto il giorno precedente a quello considerato maggiormente compatibile con il presunto avvelenamento.

Tra l’uomo e Antonella sarebbero inoltre intercorsi alcuni messaggi nei giorni in cui la donna aveva iniziato ad accusare i malori poi rivelatisi fatali.

Resta tuttavia da chiarire il contenuto e l’effettiva rilevanza di questi contatti. Non esistono, al momento, elementi pubblicamente accertati che dimostrino un collegamento tra la relazione extraconiugale e la somministrazione della ricina.

La crisi matrimoniale e il messaggio del 2018

A rafforzare l’interesse degli investigatori per i rapporti personali della famiglia sarebbe anche un messaggio WhatsApp risalente al 2018, recuperato dal telefono di Antonella.

Nel messaggio, la donna avrebbe chiesto a un’amica indicazioni per trovare un avvocato divorzista, lasciando emergere una possibile crisi matrimoniale già diversi anni prima della tragedia.

L’amica, ascoltata dagli investigatori, avrebbe fornito dichiarazioni ritenute non coerenti con gli elementi successivamente acquisiti, finendo indagata per false comunicazioni e favoreggiamento.

Si tratta, però, di un procedimento distinto dall’accertamento delle responsabilità per la morte di madre e figlia.

Le verifiche sui computer delle scuole e le ricerche sulla ricina

Parallelamente alla pista sentimentale, proseguono gli accertamenti informatici disposti dalla Procura di Larino.

Gli investigatori stanno esaminando dispositivi e sistemi informatici di alcuni istituti scolastici del territorio, alla ricerca di eventuali navigazioni riguardanti la ricina e altre sostanze velenose.

Tra le strutture interessate figura anche l’istituto agrario di Riccia, dove lavora il marito della donna legata sentimentalmente a Di Vita.

L’obiettivo è individuare eventuali tracce digitali utili a ricostruire chi possa aver cercato informazioni sulla sostanza tossica, quando siano state effettuate le ricerche e attraverso quali dispositivi.

L’attenzione degli inquirenti si concentra anche su alcune conversazioni pubblicate sulla piattaforma Reddit, nelle quali sarebbero stati affrontati argomenti relativi all’impiego di sostanze velenose. Su questo fronte è atteso un contributo investigativo dell’FBI per risalire all’origine di alcuni indirizzi IP.

Ulteriori interrogativi riguardano il furto di sette computer avvenuto nel marzo scorso in un liceo di Casacalenda. Anche in questo caso, l’eventuale collegamento con il duplice omicidio rimane tutto da dimostrare.

Il mistero delle vittime designate

Uno degli interrogativi principali dell’inchiesta riguarda l’identità del possibile bersaglio dell’avvelenamento.

Gli investigatori stanno valutando diverse ricostruzioni, compresa quella secondo cui Antonella e Sara potrebbero non essere state le vittime designate. Tra le ipotesi emerse negli ultimi giorni figura infatti anche la possibilità che il veleno fosse destinato a Gianni Di Vita.

Si tratta di scenari ancora privi di conferme definitive, mentre proseguono gli accertamenti scientifici affidati anche agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino.

Le analisi dovranno contribuire a chiarire le modalità dell’intossicazione e l’eventuale presenza della ricina nei reperti e negli alimenti sequestrati.

Il fascicolo per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo di sostanze velenose resta, allo stato attuale, a carico di ignoti. Nessuno risulta indagato per le due morti.

La vicenda sentimentale ammessa da Di Vita rappresenta dunque un nuovo elemento nella complessa ricostruzione investigativa, ma non costituisce di per sé una prova né consente di attribuire responsabilità.

A quasi dieci mesi dalla tragedia, il caso di Pietracatella continua a presentare numerosi interrogativi. La priorità degli inquirenti rimane stabilire chi abbia provocato l’avvelenamento di Antonella e Sara, attraverso quali modalità e per quale ragione.

Fonte: Facebook

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