Manfredonia – ERA la fine di agosto, a scuola non si andava… estate, ed io in quelle bellissime giornate dal clima strepitoso e caldo, ma di quel caldo davvero benevolo e dal sapore salutare di un respiro sano del 1966, me ne andavo la mattina tutto solo verso Siponto ;e mi fermavo sulla riva della spiaggia libera – attaccata al Lido Nettuno.
Bene quanto bene ,se mi dite che ci trovavo di meraviglioso in que luogo… ebbene il cielo e il mare da Dio,di un profumo immenso – che in alto e in largo si diffondeva sul paese. Mi sedevo ricordo,mentre vedevo cadere una luce bianca, che sembrava un pezzo di nuvola sull’acqua. Il cielo era seduto a mezzo metro da me,quando ad un tratto vidi arenarsi una tartaruga,col suo scudo ,con la testina all’aria si sentiva imprigionata,lamentava sofferente,con i movimenti delle piccole zampette a pinne che muoveva lungo lo scudo piastrone. La guardavo quasi morire,quando mi buttai nell’acqua e la trascinai via dalla riva con molta forza, quando riprese il corso del mare,è la sua vita … scoppiai in un sorriso contento.
Siponto era piena di tartarughe – e io tra le onde ci acchiappavo il sole. Poi me ne tornavo al Villaggio Sant’Andrea,dove sceglievo uno scoglio rotondo e col faccino tondo, e lo sguardo un po’ di sonno, come se vivevo in un sogno, me ne stavo seduto ore intere, a guardare i delfini saltare e spaccare le acque del mare, con i pugni all’altezza delle orecchie osservavo quello scenario naturale : che i bambini di oggi non sanno che a Manfredonia di quel tempo, accadeva questo. Arrivavano dalla parte degli Sciali erano in gruppetto di sei o sette esemplari,la loro velocità mi faceva divertire,mischiati grandi e piccoli, superavano il porto e andare in direzione dell’Acqua di Cristo, poi dopo mezz’ora li vedevo tornare, era magnifico spettacolo tutto questo.
Di Claudio Castriotta

Il 25 aprile, per risalire dall’abisso nel tempo pazzo di ieri e di oggi
Giovanni e la sua giacchetta appesa a un chiodino, del muro di un palazzo del Bar Buccino