Sottosopra, un’eredità da raccogliere a Manfredonia

Sottosopra. La città salvata dalle donne e altri scherzi simili, produzione storica della Bottega degli Apocrifi, è andato in scena al Teatro Comunale Lucio Dalla nei giorni 11, 12 e 13 aprile, “trasformandolo in piazza cittadina” come preannunciato durante il podcast sul tema di SipoMedia a quasi vent’anni dal debutto. Una nuova vita con un cast rinnovato e una forza del tutto intatta. Un ritorno atteso che ha rispettato le aspettative, forse superandole.

Enichem: la ferita ancora aperta

Sottosopra, scritto da Stefania Marrone e Cosimo Severo che è anche il regista, porta in scena la la lunga vicenda che scosse Manfredonia, con l’apice delle proteste che ha visto tremila donne in piazza, in una veglia perenne, contro lo stabilimento chimico Enichem che da anni minacciava la salute della città, con l’esplosione della colonna dell’arsenico nel 1976 a segnare l’inizio di una convivenza impossibile tra lavoro e salute, tra ricatto economico e dignità collettiva. Mogli, madri, figlie, lavoratrici, casalinghe, studentesse che misero in subbuglio gli equilibri di una comunità intera, mettendo la comunità prima di tutto il resto.

Questi sono i fatti, questa è la storia, si potrebbe dire ribaltando una frase da tutt’altro significato all’interno dell’opera. Ma Sottosopra dimostra che non è storia chiusa. Un tema fortemente trattato martedì 14 nel dibattito pubblico Il conflitto della memoria, che sarà oggetto, assieme ad altri approfondimenti sul tema, di ulteriore trattazione.

Sottosopra, luci ed ombre

La drammaturgia di Sottosopra non cerca scorciatoie consolatorie e non risparmia nulla allo spettatore. Il racconto del veleno di una fabbrica che avvelena corpi e relazioni, il conflitto apparentemente eterno per ciò che porta al benessere (salute o lavoro?), il marcio che si accumula sotto la superficie di una quotidianità apparentemente normale: tutto raccontato con straordinaria forza e pienezza che garantiscono immedesimazione nella vicenda.

Questo, però, è uno spettacolo che vive delle caratteristiche del mondo femminile. Dunque anche quella leggerezza, quella grazia che accompagnano anche una feroce protesta. Nessuna superficialità, anzi: è questo un vero atto di resistenza. Il tutto accompagnato in maniera perfetta da artisti e staff, partendo dalle evocative ed appropriate luci di Luca Pompilio, un tecnico che sa distinguersi per il suo coinvolgimento nei lavori.

Il lavoro musicale firmato da Fabio Trimigno ed eseguito interamente dal vivo (con Antonio Riccardo, Matteo Fioretti, Andrea Stuppiello, Angelo De Cosimo e Michela Celozzi) è uno degli elementi che più incide sull’esperienza complessiva. Nessun accompagnamento: la colonna sonora è una grande protagonista e la scelta dell’esecuzione dal vivo fa tutta la differenza, aggiungendo quella dimensione di presenza e vicinanza che una colonna sonora registrata difficilmente può restituire.

Le cinquanta donne di Sottosopra: l’elemento più importante

L’elemento che rende Sottosopra unico è però il coro: oltre cinquanta donne non attrici della città, di tutte le età, reclutate attraverso il laboratorio inSUBBUGLIO. Il loro impegno viene da dentro, da una ferita che molte non sapevano neanche di avere, e che il palcoscenico ha riaperto con delicatezza e forza contemporaneamente. Irrompono dalla platea, attraversano il pubblico, diventano l’arteria stessa dello spettacolo. Quando si muovono compatte, quando si dividono, quando si fermano a guardare, quando hanno il loro momento di protagonismo individuale: ogni attimo ha una potenza visiva che resta impressa. Indimenticabili.

Una prestazione garantita, però, da un cast di valore assoluto. Beatrice Cassandra, Rosalba Mondelli, Nunzia Zoccano, Giovanni Antonio Salvemini, Bakary Diaby e Mamadou Diakité regalano prove di intensità ed estrapolano la poesia da quella grigia quotidianità. Un lavoro che lascia anche ben sperare per i tanti giovani interpreti del territorio: c’è un potenziale locale da valorizzare. Mondelli e Cassandra hanno rilasciato delle dichiarazioni a caldo ai microfoni de ilSipontino.net.

Un’ovazione e una responsabilità

Il pubblico ha risposto con un’ovazione meritatissima. Non un segnale da poco per Sottosopra: in una stagione come #respIRA, che ha visto al suo interno numerosi grandi nomi dello spettacolo italiano e non, a rubare la scena è una produzione locale capace di coniugare qualità artistica e peso civile in modo raro e prezioso. Uno spettacolo di sipontini (non completamente) su Manfredonia, che parla però a chiunque abbia orecchio per ascoltare la voce di un territorio e della sua popolazione. Qualcosa che verrà valutato proprio in questi giorni, con le recite al TAN di Napoli il 18 e il 19 aprile.

C’è una responsabilità, in questo: che un lavoro simile non resti confinato all’applauso della sera e alla soddisfazione del pubblico presente. Sull’eredità ci sarà modo di approfondire e sarà, poi, il tempo a dare una risposta.

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