FOGGIA – Sembra quasi una beffa. Fino a qualche mese fa, le campagne della Puglia e Basilicata e delle altre regioni del sud italia erano spaccate dal sole e la siccità faceva tremare l’intero comparto agricolo. Con continui appelli delle associazioni di categoria che contavano le gocce d’acqua e allarmavano l’opinione pubblica sui problemi dei futuri raccolti. Oggi, a marzo 2026, lo scenario si è completamente ribaltato: ha piovuto così tanto (per fortuna), ed in così poco tempo, che gli invasi sorridono, Il risultato? L’acqua in eccesso viene letteralmente buttata in mare. Come riporta Repubblica Bari infatti l’acqua contenuta nella diga di San Giuliano, a circa sette chilometri da Matera, è sopra il livello consentito e quindi viene sversata in mare.
Vedere milioni di litri di acqua dolce finire in mare dopo mesi passati a sperare nella pioggia è un colpo al cuore per chi vive di agricoltura al sud. Eppure, per quanto dolorosa, al momento è una scelta obbligata. Quell’invaso fornisce acqua anche alla provincia di Taranto, nelle zone tra Ginosa, Castellaneta e Palagiano.
Perché siamo costretti a svuotare le dighe?
Giuseppe Musacchio, presidente del consorzio di bonifica della Basilicata dichiara che c’è un limite che non è possibile superare, un limite di sicurezza per evitare allagamenti a valle della diga. Pensando che la diga di San Giuliano è stata realizzata con il Piano Marshall, quindi nel secondo dopoguerra, lascia pensare che pochi investimenti su un tema cosi importante. Ci chiediamo, perchè non collegare tutti gli invasi del sud in modo da poter gestire meglio tutti questi problemi di disponibilità, spostando l’acqua da un invaso all’altro in caso di necessità come questa.
Il clima è cambiato, ne siamo tutti consapevoli, non piove più in modo costante durante l’inverno, ci ritroviamo sempre più spesso ad affrontare “bombe d’acqua” in stile clima tropicale, piogge improvvise e cospicue. Ma perchè dopo che questo fenomeno si protrae nel tempo non si fa ancora abbastanza su un tema cosi importante.
I numeri in Capitanata: una ricchezza che non riusciamo a trattenere
A confermare questo stravolgimento ci sono gli ultimi bollettini del Consorzio per la Bonifica della Capitanata. I dati di marzo 2026 sono eccellenti se pensiamo all’irrigazione estiva, ma evidenziano al problemi importanti nella scorsa annualità che potrebbero ripetersi in futuro:
- Diga di Occhito: il gigante sul Fortore tocca quasi i 100 milioni di metri cubi d’acqua. Un abisso rispetto ai circa 55 milioni in cui annaspava nello stesso periodo del 2025.
- Diga di Marana Capacciotti: viaggia oltre i 26 milioni di metri cubi (contro i neanche 20 milioni dell’anno scorso).
- Gli altri invasi: anche Capaccio sul Celone (quasi 6 milioni) e San Pietro sull’Osento (circa 5 milioni) registrano livelli che non si vedevano da tempo.
In pratica, abbiamo l’acqua per uso domestico che ci serve per quest’anno. Il problema è che non sempre avremo anni cosi piovosi, quindi sarebbe necessario ingegnarsi ed attivarsi per creare connessioni tra le varie dighe, e soprattutto creare nuovi invasi che possano convogliare l’acqua che attualmente buttiamo in mare, pensando a Manfredonia ed al Gargano, in questi giorni di intensa pioggia basta affacciarsi su tutti i canali di scolo che raccolgono l’acqua che scende dai monti del Gargano per riversarla in mare, e per questo in molti si chiedono se non c’è il modo di convogliare queste acque in altri invasi. Sempre a Manfredonia, le varie sorgenti presenti, come ad esempio quella che fuoriesce proprio sotto Largo Diomede, o la famosa sorgente dell’Acqua di Cristo perchè non possono essere convogliate verso invasi di raccolta?
Il vero nodo: infrastrutture vecchie e metà dell’acqua si perde
Perché un territorio che soffre cronicamente di siccità non investe per rimediare al problema? La risposta sta in un sistema infrastrutturale che non è più al passo con i tempi. Noi de ilsipontino.net spesso affrontiamo questo tema nei nostri articoli, proprio perchè riteniamo la questione importante.
Da un lato, in Puglia non si costruiscono nuove dighe o vasche di espansione da decenni. Dall’altro, gli invasi e la rete idrica è obsoleta ed ha grandi perdite. In Puglia, la rete idrica gestita da Acquedotto Pugliese (AqP) presenta elevate perdite di acqua, con stime che indicano la dispersione di circa la metà dell’acqua immessa. Secondo quanto riporta il Corriere Bari
Da anni si parla del collegamento idrico tra la diga del Liscione in Molise che spesso è in abbondanza di acqua e il lago di Occhito della Puglia. Un’infrastruttura strategica da 190 milioni di euro, finalizzata a portare 60 milioni di metri cubi d’acqua all’anno per contrastare la siccità. Il progetto prevede una condotta di 24 km, con inizio lavori previsto nel 2027. Sembra che qualcosa si stia muovendo, ma non basta. E’ un argomento troppo importante per non metterlo sui tavoli della programmazione più importanti.
Un campanello d’allarme da non ignorare
Non possiamo più permetterci di gestire l’acqua come se vivessimo in perenne emergenza, sperando semplicemente che il cielo sia clemente. Sprecare questa risorsa specie a Foggia, nel “granaio d’Italia”, è un lusso inaccettabile.


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