Capitanata, non sottovalutare la minaccia Xylella
Mantenere alto il livello d’attenzione: per tutelare la nostra olivicoltura non possiamo permetterci distrazioni
di Daniele Calamita — ex sindacalista, esperto di politiche sociali, docente di agraria.
Per anni è stato visto come un problema del Salento, quasi che non ci riguardasse; invece, l’ombra di Xylella fastidiosainizia a essere un pericolo concreto anche per la Capitanata.
Come docente di discipline agrarie, sento il dovere morale e scientifico di invitare i produttori agricoli a non sottovalutare questo rischio: il Tavoliere e le sue grandi estensioni olivetate, custodi di un patrimonio paesaggistico ed economico inestimabile, si trovano oggi in una fase estremamente delicata. Sia chiaro che non siamo ancora all’emergenza distruttiva del Salento, ma ci troviamo esattamente nella finestra temporale in cui la prevenzione e l’azione coordinata determinano la sopravvivenza o il collasso della nostra olivicoltura.
La comprensione del problema non può prescindere da una visione sistemica, che colleghi il patogeno batterico al suo vettore biologico fondamentale e alle buone pratiche agronomiche. Affinché vi sia la malattia, è necessario che venga rispettato il principio scientifico del triangolo dell’epidemia: ossia la compresenza del Batterio, del Vettore e della Pianta ospite.
[Batterio: Xylella fastidiosa]
/ \
/ \
/ \
[Ospite: Olivo] —- [Vettore: Sputacchina]
La diffusione della Xylella non avviene per via aerea diretta, ma necessita di un efficientissimo vettore: la sputacchina media (Philaenus spumarius). Questo piccolo insetto (un rincote) si nutre della linfa grezza presente nei vasi xilematici delle piante ospiti. Quando una sputacchina punge un olivo infetto, acquisisce il batterio; spostandosi su una pianta sana per nutrirsi di nuovo, lo inocula.
Una volta dentro l’olivo, la Xylella si moltiplica formando un vero e proprio “tappo” biologico che occlude i vasi conduttori. L’olivo, letteralmente, muore di sete e di stenti, perché nello xilema passa la linfa grezza, ossia l’acqua e gli elementi nutritivi che la pianta assorbe dal terreno.
La Capitanata, con i suoi inverni tendenzialmente più rigidi rispetto al Salento, ha goduto finora di una parziale protezione climatica che ha rallentato i cicli biologici dell’insetto. Tuttavia, i mutamenti climatici in atto e la massiccia presenza di vegetazione spontanea creano un pericolo reale. La sputacchina, infatti, si annida sulle erbe infestanti prima di passare sull’olivo: motivo per cui mantenere gli oliveti puliti dalle specie spontanee diventa il primo e più utile metodo di contrasto.
La difesa dell’oliveto moderno non si fa più a posteriori con la chimica pesante, ma si pianifica con un’agricoltura più attenta ai cicli biologici dei patogeni e alla tutela dell’ambiente. Per difendere il nostro patrimonio olivicolo è opportuno attuare una corretta gestione agronomica integrata.
Il Calendario della Prevenzione
1. Controllo meccanico delle forme giovanili
- Periodo: Inizio Primavera (Marzo – Aprile)
- Azione: Le ninfe di sputacchina vivono protette all’interno della tipica “schiuma” sulle erbe spontanee. È fondamentale eseguire lavorazioni superficiali del terreno (erpicature o trinciature) per distruggere la flora infestante. Questo elimina fisicamente le forme giovanili prima che si trasformino in adulti alati capaci di volare sulle chiome degli olivi.
2. Monitoraggio e difesa mirata della chioma
- Periodo: Maggio – Giugno
- Azione: Quando gli insetti diventano adulti, migrano sugli olivi. È il momento di monitorare la presenza del vettore e, dove necessario, intervenire con trattamenti autorizzati (es. sali di potassio degli acidi grassi, acetamiprid o formulati a base di caolino/bentonite che creano una barriera meccanica e disorientano l’insetto).
3. Potatura razionale e monitoraggio dei sintomi
- Periodo: Post-raccolta o fine inverno
- Azione: Una potatura annuale ed equilibrata elimina le porzioni di chioma deboli o micro-lesionate, favorisce l’arieggiamento e la penetrazione della luce, riducendo il microclima umido gradito ai vettori. Ogni taglio va eseguito con attrezzi rigorosamente disinfettati.
4. Nutrizione e gestione dello stress idrico
- Periodo: Tutto l’anno
- Azione: Un olivo stressato o carente dal punto di vista nutrizionale è più suscettibile. Concimazioni equilibrate (evitando eccessi di azoto che rendono i tessuti troppo teneri e appetibili per gli insetti) e una corretta gestione dell’irrigazione aumentano la resilienza dei vasi xilematici.
Una minaccia senza confini La battaglia contro la Xylella in Capitanata non si vince da soli. Se un olivicoltore pulisce il proprio fondo ma il confinante lascia i terreni incolti o i bordi delle strade pieni di sterpaglie, lo sforzo del singolo viene vanificato. I vettori adulti non conoscono i confini catastali.
Serve una sinergia totale tra agricoltori, frantoi, istituzioni locali ed enti di ricerca. La Capitanata ha ancora la straordinaria opportunità di governare il fenomeno anziché subirlo. Applicare le buone pratiche agricole non è più solo un parametro di qualità dell’olio, ma l’unico passaporto per il futuro della nostra olivicoltura.

Giornata Mondiale delle Api: “Sono sotto attacco, stanno scomparendo”
Lo spettacolo del Lago Capacciotti: livelli da record, manca poco per lo sfioro