La Marca sul 4 novembre: “È un giorno di memoria viva”
Un saluto e un ringraziamento ai più piccoli, ai loro dirigenti e insegnanti, per aver condiviso con noi questo momento di celebrazione, insieme alle Forze Armate, alle Forze dell’Ordine e a tutte le autorità civili e religiose presenti.
Vorrei, però, offrire il mio contributo in questa giornata così significativa. Iniziando a leggervi una lettera.
“Ciao mamma, sono vivo. Questo è tutto ciò che conta. Non sono un soldato, non ho mai aspirato a esserlo. Lo sai bene. Lavoravo come ricercatore, ma ora sono in guerra.
Ogni giorno partecipiamo a duelli d’artiglieria, in cui un solo colpo nemico può farci a pezzi. E mi fa impazzire l’idea di poter morire da un momento all’altro.
Ti dico che, prima, finisce la guerra, prima, la gente smette di morire, ma mi rendo conto che non saremo noi a decidere: forse tutto è già stato deciso, manipolato…
Salutami i nipotini. Olena, Ivan e la piccola Kateryna. Hai ragione: quando sentono le sirene, stanno male, non riescono a dormire e vogliono correre nei rifugi antiaerei. Sta loro vicina.
Hanno imparato presto che quelle luci che cadono nel cielo di notte non sono più stelle cadenti, ma bombe.”
Questa lettera non è stata scritta da Silvio Bolognesi, morto, a 21 anni nel 1915, né dal tenente Adolfo Ferrero, caduto il 19 giugno 1917, ma da Boiko Danilo, soldato ucraino morto il 14 dicembre 2022 nel Donbas. Il 4 novembre non è solo il giorno della commemorazione dei caduti e dei dispersi di tutte le guerre: delle guerre di ieri e di quelle di oggi. È un giorno di memoria viva.
Durante la guerra del 1915-18, ci sono stati 600.000 morti, piu di 10 Manfredonia rase al suolo. 1.500.000 feriti e 400.000 civili costretti ad abbandonare le proprie case.
Quindi oggi, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, non celebriamo una vittoria, perché in ogni guerra non ci sono né vincitori né vinti, ma è una giornata di memoria, perché chi dimentica diventa debole, ma una memoria che, come ci ha ricordato recentemente Agnese Moro, non deve essere un archivio, ma un respiro sempre vivo.
Innanzitutto è bene ricordarci un messaggio forte e chiaro che questa giornata porta con se, che non dobbiamo mai dimenticare: l’art. 11 della Costituzione.
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”, accetta anche di limitare la propria sovranità purché si garantisca pace e giustizia tra le nazioni, consentendo quindi la partecipazione a organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Oggi celebriamo l’Unità Nazionale, ma il nostro Paese sarà davvero unito solo se sapremo rafforzare i legami di solidarietà, se rimetteremo al centro il tema dell’uguaglianza, se impareremo a prenderci cura del bene comune — che non è fatto soltanto di cose visibili o tangibili, come l’ambiente, gli spazi pubblici, le infrastrutture o il patrimonio storico e monumentale.
Tra le ricchezze da custodire c’è anche la salute, affinché tutti possano essere curati; il diritto all’istruzione e alla cultura, perché ogni bambino possa crescere con pari opportunità;
e il diritto al lavoro, fondamento della nostra Repubblica, in un tempo in cui, purtroppo, anche lavorare non basta più per vivere con dignità.
Oggi è anche la giornata del ringraziamento verso tutte le donne e gli uomini impegnati nelle Forze Armate, non solo nei luoghi in cui ancora si muore, dove a pagare non sono solo i soldati ma anche tanti civili.
Ma il mio, e il nostro, grazie va a tutte le Forze Armate e alle Forze dell’Ordine per ciò che avete fatto, fate e continuerete a fare ogni giorno per la città di Manfredonia.
Un grazie sincero anche alle vostre famiglie: che i vostri figli possano essere affascinati non tanto dalle divise che indossate, ma dal vostro modo di servire il Paese con onore, coraggio, onestà, dignità e amore.
Un pensiero speciale va a coloro che, dietro quella divisa — a volte denigrata o offesa — mettono a rischio la propria vita e, in alcuni casi, la donano in cambio della nostra sicurezza.
Ricordiamo oggi Valerio Daprà (56 anni), Davide Bernardello (36 anni) e Marco Piffari (56 anni), tre carabinieri caduti nell’esplosione del casolare di Castel d’Azzano, in provincia di Verona e solo. qualche giorno fa, l’agente di polizia, Aniello Scarpati, 47 anni morto a Torre del Greco.
Abbiamo una consapevolezza: oggi tutti abbiamo bisogno di tutti.
Abbiamo bisogno di imparare a essere cittadini, di fronte a una fragilità sociale mai così diffusa.
La nostra Italia, la nostra città diventeranno una vera Comunità se sapranno attivare le energie positive presenti in ogni persona e realtà, incentivando la partecipazione e la coesione sociale lottando contro la criminalitá, la mafia, la corruzione, contro l’ingiustizia sociale, contro ogni forma di prepotenza.
Nel chiuso della solitudine e dell’isolamento le difficoltà dei singoli, delle famiglie e dei gruppi si esasperano e degenerano.
Un territorio diventa comunità quando da spazio freddo e anonimo si trasforma in qualcosa di vivo, che ha forza, coraggio, un Noi che ha memoria, emozioni e desiderio.
E permettetemi, infine, di tornare ai bambini e ai ragazzi, che oggi sono qui con noi.
La vostra presenza dà senso a questa giornata. L’ abbiamo voluta e l’ abbiamo cercata.
Sono loro il presente e il futuro di questa comunità, coloro che porteranno avanti i valori di libertà, pace e solidarietà che avranno appreso a partire dal mio, dal tuo, dal nostro esempio.
Essere qui, oggi, significa insegnare loro che la memoria non serve solo a ricordare, ma a costruire un domani migliore, in cui nessuno debba più scrivere lettere come quella che abbiamo ascoltato.
Viva l’Italia, viva le Forze Armate, viva l’Italia coraggiosa, viva l’Italia unita!
Domenico La Marca – Sindaco di Manfredonia

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