Manfredonia – CARA nonna , come ti chiamava mia figlia – la prima da destra di chi guarda la foto , in un “Lido di Siponto”. Due anni fa mi hai lasciato … con quella tua vestaglia chiara; come sempre buona, dalla pelle odorosa, in quel letto d’ospedale – in un arido pomeriggio di domenica – in San Giovanni Rotondo. ‘Casa Sollievo Della Sofferenza’. Quando la vita sembrava ancora normale, oserei dire ora .Oggi penso , che è stata una fortuna di non aver visto questa brutta pandemia – tu che hai conosciuto altre epidemie, nel tuo percorso terreno , povero ma ricco di profumo – di mattini pieni, ariosi e marini – Ricordo la notte che sostavamo nel Nosocomio, erano quasi le 3 di mattina soli in attesa di un ricovero – uno accanto all’altro seduti al buio . Ad un certo punto all’angolo di un corridoio con immagini sacre – ti fermasti a fissarmi dritto negli occhi , in modo così profondo ad entrare nel mio corpo ; fino a toccarmi il cuore e liberarmi l’anima … mentre mi scendevano le lacrime – tu con i tuoi occhi di luce mi illuminasti la vita – mentre la tua dopo pochi giorni si spense – proprio mentre dal Convento dei Cappuccini… arrivava il suono di un’altra campana, per l’inizio di una nuova messa .
Di Claudio Castriotta
Il ricordo di una notte che sostavamo nel nosocomio

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