Giallo della ricina: la verità negli esami del sangue?

Il giallo della ricina di Pietracatella potrebbe arrivare a una svolta con gli esami del sangue di Gianni e Alice Di Vita.

Il giallo della ricina di Pietracatella potrebbe avvicinarsi a un passaggio decisivo. Dopo mesi di accertamenti sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate dalla potentissima tossina, l’attenzione torna infatti sui campioni di sangue prelevati a Gianni Di Vita e alla figlia Alice, gli altri due componenti della famiglia sopravvissuti. L’obiettivo degli specialisti è verificare attraverso la ricerca di specifici anticorpi se anche loro siano effettivamente entrati in contatto con la ricina.

Un risultato che potrebbe assumere un peso rilevante nella ricostruzione di quanto accaduto nella casa della famiglia durante le festività natalizie del 2025. Il punto più delicato riguarda proprio Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, che ha raccontato di avere accusato disturbi gastrointestinali negli stessi giorni in cui Antonella e Sara stavano male. L’uomo, è bene ricordarlo, non risulta indagato per il duplice omicidio e figura come parte offesa insieme alla figlia Alice. Proprio per questo gli accertamenti scientifici potrebbero essere fondamentali anche per eliminare dubbi e ipotesi investigative rimaste finora senza una risposta definitiva.

Gli esami su Gianni e Alice Di Vita possono diventare decisivi

La vicenda risale alla fine di dicembre 2025, quando Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita morirono dopo un rapido peggioramento delle loro condizioni. Le successive analisi hanno confermato l’intossicazione acuta da ricina, trasformando quello che inizialmente poteva apparire come un drammatico caso clinico in un’inchiesta per duplice omicidio. Le indagini della Procura di Campobasso procedono contro ignoti.

Una delle questioni rimaste aperte riguarda ciò che accadde agli altri due componenti della famiglia. Gianni Di Vita ha riferito agli inquirenti di avere accusato malesseri a partire dal giorno di Natale. Il suo racconto è entrato negli atti dell’inchiesta e la ricostruzione delle ore trascorse insieme alla moglie e alle figlie è stata più volte analizzata dagli investigatori.

Gli accertamenti effettuati nei mesi scorsi non avevano però fornito una risposta definitiva sull’eventuale esposizione dell’uomo alla ricina. Una precedente relazione del Centro Antiveleni di Pavia aveva dato esito negativo per Gianni Di Vita, ma gli esperti avevano evidenziato come il tempo trascorso potesse avere determinato una degradazione della sostanza tale da rendere più difficile individuarla direttamente.

Da qui la scelta di procedere con ulteriori verifiche. Alla fine di giugno Gianni e Alice Di Vita sono stati sottoposti a nuovi prelievi di sangue presso l’Istituto Maugeri di Pavia. I campioni sono stati destinati agli specialisti tedeschi per cercare eventuali anticorpi riconducibili alla ricina e stabilire quindi se padre e figlia siano entrati in contatto con la tossina.

Ed è proprio questo uno degli elementi che potrebbe imprimere una nuova direzione all’inchiesta. Secondo quanto riferito nelle ultime ore, l’eventuale presenza o assenza degli anticorpi potrebbe infatti consentire agli investigatori di confrontare il dato scientifico con le testimonianze e con la ricostruzione dei malesseri accusati dai membri della famiglia.

Giallo della ricina, l’intervento dell’avvocato e l’attesa dei risultati

L’avvocato Antonio Macrì, che assiste alcuni familiari delle vittime, ha sottolineato l’importanza dell’accertamento proprio in relazione alla posizione di Gianni Di Vita. Il ragionamento è che stabilire scientificamente se l’uomo sia stato esposto alla sostanza possa contribuire anche a escludere scenari alternativi e, quindi, a fare chiarezza sulla sua estraneità ai fatti. La difesa di Di Vita ha sempre respinto le ricostruzioni che potessero gettare sospetti sull’uomo.

Al tempo stesso, bisognerà attendere i risultati e soprattutto la loro interpretazione da parte degli specialisti. L’assenza di anticorpi non può essere automaticamente trasformata nella prova di una responsabilità penale, così come la loro eventuale presenza dovrebbe essere inserita nel quadro complessivo degli accertamenti. È proprio l’insieme degli elementi scientifici, testimoniali e investigativi a dover ricostruire cosa sia realmente accaduto.

Nel frattempo sono emersi altri sviluppi importanti. Gli specialisti tedeschi hanno effettuato un lungo sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, raccogliendo 131 campioni da sottoporre ad analisi. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione anche sugli alimenti e sugli oggetti presenti in casa, nel tentativo di individuare il possibile vettore attraverso il quale la ricina sarebbe stata somministrata.

Non resta che attendere i risultati

Le notizie degli ultimi giorni indicano inoltre che gli accertamenti avrebbero permesso di concentrare l’attenzione sul possibile mezzo attraverso il quale il veleno sarebbe arrivato alle vittime. Se questo elemento venisse definitivamente confermato dagli atti investigativi, il passaggio successivo sarebbe ricostruire chi abbia introdotto la ricina nell’abitazione, in quale momento e soprattutto quale fosse il vero bersaglio.

Ed è quest’ultima domanda a rappresentare uno dei grandi interrogativi dell’inchiesta. Antonella e Sara erano entrambe destinate a essere colpite oppure una delle due ha assunto accidentalmente una sostanza preparata per l’altra? E perché Gianni e Alice sono sopravvissuti? Sono domande sulle quali, allo stato attuale, non esiste ancora una risposta giudiziariamente accertata.

Per questo gli esami del sangue di Gianni e Alice Di Vita assumono adesso un’importanza particolare. Non rappresentano da soli la soluzione del giallo, ma potrebbero aggiungere un tassello scientifico fondamentale alla ricostruzione. Nel caso di Gianni, soprattutto, potrebbero servire a verificare il racconto dei malesseri accusati e contribuire a sgombrare il campo da sospetti e interpretazioni. Perché dopo mesi di ipotesi, testimonianze e analisi, il caso di Pietracatella ha bisogno soprattutto di una cosa: dati scientifici capaci di separare ciò che è dimostrabile da ciò che, fino a questo momento, è rimasto soltanto un’ipotesi.

Fonte: Facebook

FONTI:

Libero Magazine

SkyTg24

Raiplay

Rainews

Open

Virgilio.it

Exit mobile version