Foggia, Episcopo ritira le dimissioni. FdI: “La sceneggiata è finita”
Quod erat demonstrandum. La sindaca di Foggia ha ritirato le dimissioni e l’equazione politica si è chiusa esattamente come previsto: i consiglieri comunali hanno fatto un po’ di rumore per farsi notare, poi in meno di dieci giorni si sono consegnati senza battere ciglio alla sindaca Episcopo. Hanno persino firmato una lettera a quarantaquattro mani per convincerla a restare, impegnandosi solennemente a fare i bravi e chiedendo soltanto un improbabile rilancio dell’azione amministrativa e un confronto strutturato all’interno della coalizione. Richieste che rappresentano, da sole, la metafora plastica del fallimento politico di questa maggioranza: perché chi governa una città e deve rendere conto ai propri cittadini non può ridurre l’intero mandato elettorale a una lunga e opaca trattativa interna su chi occupa quale poltrona e a quale prezzo politico preventivamente concordato nell’ombra delle stanze chiuse.
Hanno messo in piedi una sceneggiata napoletana scritta male e interpretata peggio, con un finale scontato fin dall’inizio che avrebbe fatto inorridire finanche Mario Merola. Si sono stracciati le vesti perché le cose andavano decisamente male; ora, invece, tacciono compunti e si ricompongono come se nulla fosse accaduto, come se i problemi reali della città si fossero dissolti insieme alle dimissioni ritirate. Questi fenomeni del campo largo devono una risposta ai foggiani: perché hanno scelto di boicottare l’approvazione del conto consuntivo, atto fondamentale per la tenuta finanziaria dell’ente. La sintesi più onesta di questa clamorosa metamorfosi ne sintetizza il senso in quattro parole: tutta un’altra poltrona.
A piangere saranno soltanto i cittadini foggiani, condannati a sopportare ancora due anni e mezzo di sceneggiate miste a tragedia greca, ad assistere in futuro ad altre crisi abbozzate e poi abortite. Nel frattempo la città ha già perso risorse preziose del PNRR, le strade continueranno a essere invase dall’immondizia, il verde urbano ingiallirà ulteriormente e le strade da sistemare non diminuiranno, anzi aumenteranno di numero. E il Piano Urbanistico Generale tanto caro ai Cinque Stelle? Ci penserà l’assessore Galasso, naturalmente previo nulla osta del presidente Decaro, in una catena di subordinazioni che dice già tutto sulla reale autonomia di questa amministrazione.
Chi crede davvero che la politica sia – e debba restare – un impegno esclusivo al servizio dei cittadini non dovrebbe partecipare a questo teatrino. Manca la dignità elementare a chi, fino a ieri, denunciava uno scollamento insanabile tra Consiglio comunale e Giunta e ne esigeva l’azzeramento totale e immediato.
FRATELLI d’ITALIA

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