Chi l’ha visto? 29 ottobre 2025: la solitudine di Andrea Prospero

Nella puntata del 29 ottobre, Chi l’ha visto? ha raccontato il caso del giovane Andrea Prospero, morto dopo una chat divenuta una trappola.

La puntata del 29 ottobre di Chi l’ha visto?, condotta da Federica Sciarelli su Rai 3, ha messo a nudo due ferite ancora aperte del Paese: la disperazione di un ragazzo intrappolato nella solitudine digitale e la tenacia di una madre che, dopo ventun anni, continua a cercare la propria bambina.
Il programma ha alternato cronaca e sentimento, affidandosi a un ritmo sobrio, denso, quasi cinematografico. La trasmissione ha ricordato che dietro ogni notizia ci sono corpi, voci, famiglie che resistono. Senza clamori, ma con forza.

“Chi l’ha visto?”: i casi Prospero e Pipitone

Uno dei principali servizi proposti, curato con la precisione che contraddistingue la redazione di Chi l’ha visto?, ha ripercorso la vicenda di Andrea Prospero, studente diciannovenne di Lanciano trovato morto in un B&B di Perugia lo scorso 24 gennaio. Secondo quanto emerso, il giovane avrebbe avuto contatti online con un coetaneo romano, Emiliano Volpe, oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di istigazione al suicidio.
Il giovane è stato convinto a prendere delle pasticche micidiali, dicendogli che non avrebbe sofferto. Nel corso della puntata, la Sciarelli ha ricostruito la sequenza di chat, videochiamate e messaggi che hanno preceduto il gesto estremo. Ma non si è fermata al fatto. La conduttrice ha aperto una riflessione più ampia sul ruolo dei social e sulla vulnerabilità dei giovani in rete, evidenziando come la solitudine digitale sia diventata una forma di malattia sociale, invisibile ma letale. La famiglia di Andrea è stata ospite di Federica Sciarelli, chiedendo che il processo non si riduca a un titolo di cronaca ma diventi un caso-simbolo per la prevenzione e l’ascolto. Un altro servizio è stato dedicato a Piera Maggio e al nuovo appello per Denise Pipitone, la bambina scomparsa a Mazara del Vallo nel 2004. In studio è stata mostrata l’immagine aggiornata di Denise, elaborata da una specialista forense americana con la tecnica dell’“age progression”, per mostrarne il volto come potrebbe apparire oggi, a 25 anni. “La speranza di Piera Maggio è che la stessa Denise possa riconoscersi”, ha spiegato la conduttrice citando le parole della madre. L’appello di Piera Maggio non è solo una richiesta d’aiuto, ma un atto di fede nella memoria. Dopo ventun anni di ricerche, indagini, false piste e archiviazioni, la sua presenza continua a incarnare la forza silenziosa di chi non si arrende. Il volto di Denise — ricreato digitalmente, dolce e adulto insieme — è apparso come un’eco del tempo, un segno di continuità tra passato e futuro. Nel complesso, la puntata ha offerto un racconto asciutto ma emotivamente potente, evitando ogni forma di spettacolarizzazione. Chi l’ha visto? ha confermato il proprio ruolo di servizio pubblico: dare spazio a chi è stato dimenticato, difendere chi non ha voce, illuminare le zone d’ombra che la cronaca frettolosa spesso trascura. La trasmissione di Federica Sciarelli rimane una delle poche in grado di coniugare inchiesta e umanità, dolore e dignità. Un equilibrio raro, che continua a fare di Chi l’ha visto? un punto fermo nel panorama televisivo italiano.

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