La Regione Puglia ha ufficializzato la revisione quinquennale dell’elenco regionale dei Comuni ad economia prevalentemente turistica e delle Città d’arte, un passaggio fondamentale non solo per la certificazione dell’offerta territoriale, ma anche come presupposto necessario (per i comuni non capoluogo) per l’applicazione dell’imposta di soggiorno.
Tra i 92 enti locali che hanno superato positivamente l’istruttoria figura anche Manfredonia, la cui iscrizione è stata confermata esclusivamente come “Comune ad economia prevalentemente turistica”.Ma perché la città sipontina non rientra tra le “Città d’arte” riconosciute dall’ente regionale?
Le regole della Regione Puglia per il riconoscimentoIl quadro normativo di riferimento, delineato dalle linee guida approvate con la deliberazione di Giunta Regionale n. 1017/2015 e successivamente modificate nel 2021, stabilisce paletti molto rigidi. Per ottenere e mantenere la qualifica di Città d’arte, un comune non deve semplicemente vantare una storia o dei monumenti, ma deve possedere almeno tre dei seguenti requisiti tassativi previsti dall’articolo 3 delle linee guida:Patrimonio monumentale: Un insieme di edifici o complessi monumentali riconosciuti di notevole interesse storico e artistico ai sensi del Codice dei beni culturali (D.Lgs. n. 42/2004).Opere d’arte: un’ampia presenza di opere d’arte singole o in collezioni (sempre certificate dal D.Lgs. 42/2004) che siano effettivamente visibili al pubblico.
Sistema museale: La presenza di almeno tre musei, aperti al pubblico per almeno otto mesi l’anno, con un’offerta articolata di mostre e manifestazioni. Questi musei devono possedere almeno un rilievo regionale (ai sensi della L.R. n. 17/2013) e almeno uno di essi deve essere dedicato a tematiche storiche, artistiche o archeologiche.Servizi culturali di rilievo provinciale: La presenza di strutture come biblioteche, emeroteche, archivi di Stato o raccolte di documenti incentrate su materie storiche, artistiche o archeologiche.Attività culturali patrocinate: Lo svolgimento costante di mostre, convegni o manifestazioni culturali/tradizionali patrocinate dalla Regione o da altri Enti locali.
Parametri turistici di supporto: Il possesso di specifici indicatori di domanda e offerta turistica calcolati sulla base dei flussi certificati dall’ISTAT e della capacità ricettiva.La situazione di Manfredonia
Nell’ambito della verifica quinquennale — condotta dalla Sezione Turismo e Internazionalizzazione in seguito a un procedimento avviato a inizio 2026 e conclusosi con l’Atto Dirigenziale n. 287 del 13 ottobre 2026 — Manfredonia ha trasmesso la documentazione utile a confermare i propri requisiti.
Tuttavia, i parametri vagliati dagli uffici regionali hanno attestato la piena rispondenza della città unicamente per la vocazione economica legata ai flussi turistici, escludendo il soddisfacimento dei requisiti strutturali (come la dotazione museale o i servizi culturali specifici) richiesti per il fregio di “Città d’arte”.
Un verdetto che, alla luce delle rigide regole reIlgionali, riaccende il dibattito sulle reali potenzialità del territorio sipontino e sulle occasioni perse (o fin qui non valorizzate) per colmare i vuoti imposti dai parametri burocratici.Il capitolo museale: tra occasioni mancate e la ferita del “Museo del Mare”Sulla carta, la città potrebbe vantare una dotazione di primissimo piano.
All’appello figurano infatti il Museo Nazionale Archeologico, il Museo dei Pompieri e della Croce Rossa, il Museo Diocesano, il Museo Etnografico di Siponto e il Museo Civico.Tuttavia, il sistema soffre di pesanti battute d’arresto e vertenze irrisolte. Esemplare e dolorosa è la vicenda del Museo del Mare, letteralmente smantellato a causa di incomprensioni istituzionali tra il Comune di Manfredonia e la Provincia di Foggia.
Il museo è stato infatti costretto a lasciare i locali — originariamente assegnati dal Demanio Marittimo alla Provincia per finalità culturali — per far posto a una struttura scolastica (oggi ancora in fase di cantiere), privando la città di un presidio identitario fondamentale.Il sogno del “Museo dell’Acqua” e il tesoro di Grotta Scaloria

A pesare sul bilancio culturale è anche il mancato decollo di grandi progettualità. Risale al gennaio 2020 la proposta di dare vita al “Museo dell’Acqua”, un’idea accolta con grand.e entusiasmo dall’Acquedotto Pugliese (AQP). Il progetto prevedeva il recupero di un vero e proprio gioiello di archeologia industriale: la storica stazione di pompaggio di Via Scaloria, edificata nel 1931 — un capolavoro ingegneristico capace di spingere l’acqua dal livello del mare fino agli oltre 900 metri di Monte Sant’Angelo e del Gargano.
Quell’impianto, oltre al valore tecnologico, porta con sé una scoperta archeologicIa straordinaria avvenuta proprio durante i lavori originari: Grotta Scaloria. Un sito neolitico di inestimabile valore scientifico risalente alla seconda metà del VI millennio a.C., utilizzato anticamente per il culto delle acque e per sepolture rituali. Un patrimonio sotterraneo unico che avrebbe trovato nel Museo dell’Acqua la sua naturale e organica collocazione espositiva, trasformandosi in un volano turistico straordinario.
Verso il Parco Archeologico di SipontoA bilanciare parzialmente le carenze strutturali vi è tuttavia la straordinaria spinta del Parco Archeologico e del museo all’aperto in località Siponto, dove il Ministero della Cultura e le Università di Foggia e Bari stanno continuando a riportare alla luce l’antica città, offrendo al panorama turistico un attrattore di rilevanza nazionale e internazionale.
Quali prospettive?
La bocciatura della Regione come “Città d’arte” non deve essere letta solo come una penalizzazione burocratica, ma come un severo campanello d’allarme. Manfredonia possiede una storia millenaria, giacimenti archeologici unici e potenzialità museali enormi che attendono solo di essere messe a sistema. Per colmare il divario ed entrare a pieno titolo tra le eccellenze artistiche pugliesi, servirà un cambio di passo deciso nella programmazione culturale, capace di recuperare i sogni nel cassetto per una città di grandi speranze.
Vincenzo Renato

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