TRANSUMANZA: COLDIRETTI PUGLIA, SUL GARGANO PATRIMONIO VIVO DA TUTELARE TRA TRADIZIONE, BIODIVERSITÀ E FUTURO DELL’ALLEVAMENTO
Greggi in cammino alla ricerca di temperature più miti e pascoli ricchi d’acqua, anche nel 2026 la transumanza continua a rappresentare una pratica fondamentale per l’allevamento pugliese e una delle espressioni più autentiche della cultura rurale del Gargano. Lo sottolinea Coldiretti Puglia, evidenziando il valore di una tradizione riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità e ancora oggi capace di coniugare sostenibilità, benessere animale e tutela del territorio.
La migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori accompagna ogni anno lo spostamento degli animali – spiega Coldiretti Puglia – dalle aree di pianura verso i pascoli montani, un viaggio che coinvolge anche cani e cavalli e che segue gli antichi tratturi, percorsi erbosi e semi-naturali utilizzati da secoli per raggiungere gli alpeggi, quando lungo il tragitto sono previste soste in punti tradizionalmente destinati all’accoglienza e al riposo degli animali.
La transumanza risponde a esigenze concrete di benessere animale, perché con l’arrivo delle alte temperature, le greggi – racconta Coldiretti Puglia – vengono condotte verso zone più fresche dove possono trovare condizioni climatiche più favorevoli e una migliore disponibilità di pascolo. Sul Gargano il percorso dura circa quattro giorni e prevede tappe a San Paolo di Civitate, Santa Croce di Magliano, Ripalimosani e Frosolone. Restano negli allevamenti soltanto gli animali più giovani che non sarebbero in grado di affrontare il lungo cammino.
Il tragitto attraversa alcuni dei più importanti tratturi della storia pastorale italiana, tra cui il L’Aquila-Foggia, noto anche come “tratturo del Re”, il Celano-Foggia e il Lucera-Castel di Sangro, collegati da tratturelli, bracci tratturali e brevi tratti di viabilità ordinaria.
Per Coldiretti Puglia il riconoscimento Unesco rafforza la tutela di un’attività dal grande valore ambientale e sociale, particolarmente diffusa nelle aree interne e svantaggiate. La pastorizia transumante contribuisce infatti alla conservazione della biodiversità zootecnica e alla salvaguardia di numerose razze ovine che rappresentano un patrimonio genetico unico. Dalla pecora Sarda alla Sopravissana, dalla Brogna alla Comisana, fino alla Bergamasca e alla Massese, queste razze custodiscono caratteristiche produttive e adattamenti ambientali che rischiano di andare perduti senza adeguate politiche di sostegno.
La transumanza continua inoltre a testimoniare il ruolo economico, storico e culturale della pastorizia in una fase particolarmente complessa per il comparto zootecnico. Gli allevatori – aggiunge Coldiretti Puglia – sono chiamati a confrontarsi con costi di produzione e gestione delle stalle sempre più elevati, mentre i prezzi riconosciuti lungo la filiera spesso non garantiscono una remunerazione adeguata agli investimenti e al lavoro quotidiano svolto nelle aziende.
A gravare ulteriormente sulle imprese zootecniche sono gli effetti delle tensioni internazionali e della guerra in Iran – denuncia Coldiretti Puglia – che hanno determinato nuovi rincari per energia, carburanti, trasporti e mangimi, con pesanti ripercussioni sui bilanci degli allevamenti. L’aumento dei costi energetici e logistici sta mettendo a dura prova la sostenibilità economica delle stalle, già alle prese con margini sempre più ridotti.
La tutela della zootecnia rappresenta una priorità strategica per il territorio, perché ogni stalla che chiude determina la perdita di produzioni di qualità, occupazione e valore economico nelle aree rurali. Difendere gli allevatori – conclude Coldiretti Puglia – significa preservare un patrimonio fatto di professionalità, benessere animale, biodiversità e produzioni identitarie che contribuiscono in modo determinante alla tenuta economica e sociale delle campagne pugliesi.

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