Mettere la scuola al centro delle politiche del Paese. Una promessa ricorrente, che perde credibilità quando si affronta il tema della retribuzione di chi ogni giorno la fa funzionare. È da questa contraddizione che prende le mosse il duro intervento di Rosolino Cicero, presidente di Ancodis, l’Associazione nazionale dei collaboratori dei dirigenti scolastici e delle figure di sistema.
Il titolo del comunicato, «L’eutanasia dell’art. 36 della Costituzione nella scuola italiana», restituisce il tono della denuncia: secondo l’associazione, il riconoscimento economico e professionale dei docenti non rispecchia adeguatamente la quantità e la qualità del lavoro svolto.
Il riferimento è al principio costituzionale che riconosce al lavoratore il diritto a una retribuzione proporzionata al proprio lavoro e sufficiente a garantire a sé e alla famiglia una vita libera e dignitosa.
Su questa distanza tra principio e realtà Cicero costruisce la propria contestazione, arrivando a definire il contratto «incostituzionale». Una valutazione polemica dell’associazione, che non va confusa con una pronuncia giudiziaria, ma che pone una domanda precisa: quanto viene riconosciuto del lavoro effettivamente richiesto agli insegnanti?
Per Ancodis, il nodo è un modello nel quale anzianità di servizio e ordine di scuola restano determinanti, mentre competenze acquisite, formazione e responsabilità organizzative non trovano una valorizzazione adeguata e duratura.
Quella dei docenti è una carriera fantasma
Il comunicato insiste soprattutto sulle attività di collaborazione con il dirigente scolastico e sul contributo delle figure di sistema al funzionamento degli istituti. In questa prospettiva, la questione va oltre l’importo dello stipendio: riguarda la possibilità di vedere riconosciuto un percorso professionale, con responsabilità e prospettive di sviluppo.
«Non hai un VERO sviluppo di carriera professionale», denuncia Cicero. Il bersaglio è dunque un’organizzazione che, secondo Ancodis, chiede ai docenti di assumere compiti diversi senza costruire una carriera capace di riconoscerli in modo strutturale.
A questo problema si lega quello dell’attrattività della professione. Nell’analisi del presidente, una retribuzione insoddisfacente e prospettive limitate rendono più difficile scegliere la scuola, restarvi con convinzione e progettare il proprio futuro. La conseguenza temuta è un progressivo indebolimento della capacità del sistema scolastico di richiamare nuove energie e trattenere le professionalità già presenti.
Il tema del ricambio generazionale, richiamato nel comunicato, merita però di essere affrontato senza trasformare l’età degli insegnanti in un giudizio sul loro valore. L’esperienza costituisce una risorsa; il problema è consentire l’ingresso di nuovi docenti e assicurare a tutte le generazioni condizioni di lavoro sostenibili.
La proposta di Ancodis è superare quelle che Cicero definisce “gabbie stipendiali”, attribuendo maggiore peso alle diverse forme di lavoro necessarie alla scuola autonoma, alla formazione specifica e alle responsabilità assunte.
È una proposta che apre anche una questione di equilibrio. Valorizzare gli incarichi organizzativi richiede criteri trasparenti e risorse adeguate; altrettanta attenzione merita il lavoro didattico quotidiano, dalla preparazione delle lezioni alla valutazione, fino al sostegno degli studenti in difficoltà. La qualità della scuola dipende anche da attività poco visibili, che difficilmente si esauriscono in un elenco di incarichi.
Il comunicato di Cicero porta così al centro del confronto una contraddizione concreta: alla scuola si chiedono capacità educative, inclusione, innovazione e un’organizzazione sempre più complessa. A queste richieste deve corrispondere una discussione seria su stipendi e sviluppo professionale.
Perché investire sul futuro del Paese significa anche dare un futuro credibile a chi quel futuro contribuisce a costruirlo in classe.

FONTI:
Comunicato inviatomi da Rosolino Cicero, presidente Ancodis

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