Le parole di Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla cultura, al Maxxi di Roma hanno indignato i dipendenti del museo romano che hanno denunciato lo show di Sgarbi (con Morgan) chiedendo le scuse da parte dei diretti interessanti. L’appuntamento, che si è svolto lo scorso 21 giugno, doveva essere un faccia a faccia fra i due amici su arte e canzoni, parole (di Sgarbi) e note suonate (di Morgan). L’evento, però, non è andato esattamente così. L’intervento del noto critico d’arte, infatti, è stato ritenuto da molti volgare, sessista e discriminatorio.
Sgarbi, infatti, non ha parlato di arte, ma del membro maschile. “Houellebecq dice che c’è un momento della vita in cui noi conosciamo un solo organo: il cazzo. Il cazzo è un organo di conoscenza, cioè di penetrazione, serve a capire. Poi, dopo i 60 anni, scopri che ci sono anche altri organi, c’è per esempio il colon, il pancreas, la prostata. Io non sapevo che cazzo fosse questa prostata, mai incontrata, a un certo punto appare a 67 anni la prostata e tu devi fare i conti con questa troia, puttana di merda che non hai mai incontrato in vita tua. Il cazzo se ne va e arriva la prostata”.
L’episodio, che è stato prima denunciato dai dipendenti del Maxxi, ha trovato anche una condanna da parte del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. “Sono da sempre e categoricamente lontano da manifestazioni sessiste e dal turpiloquio, che giudico sempre e in ogni contesto inammissibili e ancor più in un luogo di cultura e da parte di chi rappresenta le Istituzioni. Il rispetto per le donne è una costante della mia vita. Per me essere conservatori significa avere una sostanza, uno stile e anche un’estetica di comportamento“.
E ancora: “La libertà di manifestazione del pensiero deve essere sempre massima e garantita a tutti, ma trova il suo limite nel rispetto delle persone. Anche le forme dell’espressione non devono mai ledere la dignità altrui. Le istituzioni culturali, e so che Alessandro Giuli è d’accordo con me, devono essere aperte e plurali ma lontane da ogni forma di volgarità. Chi le rappresenta deve mantenere un rigore più alto di altri”.

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