La protesta dei docenti precari si riaccende in queste ore con toni particolarmente duri. Il Coordinamento docenti precari ha denunciato infatti, tramit eunc omunicato inviato alla redazione di Orizzonte Scuola, una situazione ormai diventata strutturale, sottolineando come, a distanza di anni, il problema non sia stato risolto. Secondo quanto emerso, le politiche adottate finora non avrebbero inciso realmente sulla stabilizzazione del personale scolastico.
Nel mirino finiscono soprattutto i concorsi pubblici, giudicati inefficaci e in alcuni casi addirittura penalizzanti per chi lavora da anni nella scuola. I precari parlano apertamente di procedure lente, spesso caratterizzate da errori e blocchi organizzativi, che finiscono per rallentare ulteriormente le immissioni in ruolo.
A rafforzare la protesta c’è anche il riferimento all’Unione Europea, che da tempo richiama l’Italia sul tema dell’abuso dei contratti a termine nella scuola. Le procedure di infrazione aperte rappresentano un elemento di pressione che, secondo i docenti, renderebbe ancora più urgente una soluzione definitiva.
Il nodo del doppio canale di reclutamento
Al centro della richiesta c’è il cosiddetto “doppio canale di reclutamento”, un modello che prevede due percorsi paralleli per l’accesso al ruolo. Da un lato restano i concorsi ordinari, dall’altro si propone l’utilizzo delle graduatorie già esistenti, in particolare le GPS, per assumere direttamente i docenti con esperienza.
Questo sistema non è una novità assoluta: in passato è già stato utilizzato e oggi viene rilanciato come soluzione concreta per ridurre il precariato storico. L’idea è quella di trasformare le graduatorie provinciali da semplice strumento per le supplenze a vero e proprio canale di stabilizzazione.
Secondo i sostenitori della proposta, il doppio canale permetterebbe di coprire più rapidamente le cattedre vacanti, garantendo al tempo stesso continuità didattica agli studenti. Un punto particolarmente sensibile, soprattutto nelle scuole dove il turn over dei docenti è diventato ormai cronico.
Politica divisa e riforma ancora incerta
Il problema, però, è tutt’altro che risolto sul piano politico. All’interno della stessa maggioranza emergono posizioni diverse. Da una parte c’è chi spinge per l’introduzione del doppio canale in modo strutturale, magari attraverso l’evoluzione delle GPS in graduatorie per il ruolo. Dall’altra restano vincoli normativi e legati al PNRR che rendono più complessa una modifica immediata del sistema.
La discussione parlamentare è comunque in corso. La Commissione del Senato ha concluso la fase di analisi di un disegno di legge sul reclutamento, aprendo ora alla fase degli emendamenti. Tuttavia, manca ancora una linea chiara e condivisa su quale direzione intraprendere.
Anche dal fronte sindacale si sottolinea la necessità di aprire un tavolo tecnico con il Ministero dell’Istruzione per affrontare il problema in modo strutturale e definitivo. L’obiettivo è evitare interventi parziali che non risolvano alla radice la questione.
Il PNRR e i limiti alle assunzioni
Uno degli ostacoli principali resta rappresentato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Le regole imposte dal PNRR prevedono infatti un forte ricorso ai concorsi come strumento principale di reclutamento, limitando di fatto la possibilità di introdurre modifiche immediate.
Secondo diverse analisi, eventuali cambiamenti al sistema potrebbero entrare in vigore solo dopo il completamento delle misure previste dal Piano. Questo significa che, almeno nel breve periodo, le assunzioni continueranno a seguire i canali tradizionali, con eventuali aperture solo graduali.
Nel frattempo, resta aperta la questione delle cattedre vacanti e del ricorso massiccio ai contratti a tempo determinato, che continua ad alimentare il fenomeno del precariato.
Una questione strutturale ancora irrisolta
Il tema del precariato nella scuola italiana non è nuovo, ma negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti. Migliaia di docenti continuano a lavorare con contratti annuali o temporanei, spesso dopo aver accumulato anni di servizio.
Il doppio canale viene quindi percepito come una possibile soluzione strutturale, capace di valorizzare l’esperienza maturata sul campo e di ridurre il divario tra lavoro precario e stabilizzazione.
Tuttavia, la distanza tra le richieste dei docenti e i tempi della politica resta significativa. E mentre il confronto prosegue, il rischio è che il problema continui a trascinarsi senza una soluzione definitiva, con ripercussioni non solo sui lavoratori ma anche sulla qualità del sistema scolastico.


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