Le ali della libertà. Non è solo il titolo di un bellissimo film, ma anche a mio avviso una metafora che in questi giorni può calzare a pennello al mio collega di Benevento, Clemente Mastella, che ha visto finalmente chiudersi una vicenda cominciata nel 2007 e che vide coinvolta anche sua moglie Sandra Lonardo (allora presidente del Consiglio regionale campano che finì ai domiciliari) e lo portò alle dimissioni da ministro della Giustizia, con conseguente caduta del governo Prodi.
Le ali della libertà. Ma badate bene, non mi riferisco alla libertà in senso fisico, ma ad una libertà mentale, dopo essere stato nel tritacarne mediatico per anni a causa di una giustizia che con Clemente è stata, scusate il gioco di parole, inclemente.
I beneventini, in realtà, eleggendolo sindaco circa un anno fa, hanno dimostrato di saper andare oltre gli inganni della stampa, le strumentalizzazioni politiche ed il giustizialismo a tutti i costi.
Non tutti, però, hanno la maturità di riuscire ad andare oltre. O forse semplicemente di ‘voler’ andare oltre.
E così oggi sei letteralmente spacciato se non sei abbastanza forte per continuare a stare in piedi controvento sul bordo del precipizio della ragione, mentre soffia l’uragano dell’imbecillità umana alimentato da una giustizia che volerla chiamare lenta è un eufemismo.
Mastella ha dovuto attendere quasi 10 anni per poter finalmente sentirsi libero da una storia che ha coinvolto e travolto la sua famiglia e ha rischiato di demolirlo oltre che sul piano politico anche sul piano psicologico.
Al mio collega va tutta la mia solidarietà per l’odissea patita, sperando che la sua vicenda possa essere d’esempio in una società dove ormai, complice un’informazione sempre più distorta ed incontrollata, ci sentiamo tutti giudici ed inquisitori, ma non siamo altro che vittime. Vittime di noi stessi.
Angelo Riccardi

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